Mattia Furlani, il ragazzo d'oro che ha conquistato il mondo
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Redazione Sport
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L’oro di Mattia Furlani nel salto in lungo, conquistato ai campionati del mondo di Tokyo, rappresenta soltanto l’ultimo, folgorante episodio di una serie di prime volte che hanno caratterizzato l’atletica azzurra nelle sue specialità più iconiche. Momenti che, per la loro purezza e intensità, si imprimono indelebilmente nella memoria collettiva, superando il futuro e i suoi inevitabili record. "Il mio cuore rimarrà qui per sempre", ha dichiarato il giovane atleta subito dopo il trionfo, fissando la pista giapponese; e se un frammento del suo cuore rimarrà davvero in quel luogo, tutto il resto della sua carriera promette di saltare insieme a lui.
Emergendo dal tunnel dello stadio con il suo inconfondibile ciuffo di capelli, Furlani è diventato il più giovane campione mondiale della storia dell’atletica italiana, superando di un anno il primato stabilito da Michele Didoni nella marcia nel 1995. In un misto di incredulità e eccitazione, ha confessato di aspettare il momento dell’inno nazionale per realizzare appieno la portata della sua impresa, chiedendo semplicemente un po’ d’acqua in un attimo di commozione.
Dietro un successo così precoce e travolgente si cela un percorso familiare atipico, dove il ruolo dell’allenatore è ricoperto dalla madre, Kathy Seck. Lei, che in passato ha dovuto difendersi da pregiudizi legati ai spesso difficili rapporti tra genitori e figli atleti, oggi vanta un’esperienza vincente costruita su una sintonia perfetta tra panchina e campo. Suo figlio le attribuisce il merito di averlo mantenuto calmo, un compito non semplice data la sua irruenza istintiva, ora però meglio controllata.




