Mattia Furlani, l'oro mondiale che non ha paura di sognare i 100 metri
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Redazione Sport
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Dopo aver conquistato il titolo mondiale nel salto in lungo a Tokyo con un volo di 8,39 metri, un’impresa storica per l’atletica italiana, Mattia Furlani non nasconde le sue ambizioni che vanno ben oltre la sabbia della pedana. L’atleta ventenne, il più giovane della specialità ad aver mai vinto un iridato, superando un mito come Carl Lewis, ha dichiarato senza esitazione di voler cimentarsi, in futuro, anche nella velocità pura. "Ho voglia di correre i 100 metri", ha affermato, dimostrando una volontà di superare i confini della sua disciplina che pochi, al suo livello, oserebbero anche solo enunciare.
Figlio d’arte – il padre Marcello fu un altista di buon livello mentre la madre, Kathy Seck, di origini senegalesi, era una velocista – Furlani ha lo sport nel sangue e una grinta che traspare da ogni sua parola. La sua vittoria, giunta al penultimo salto in una finale dall’altissimo coefficiente di difficoltà, non è stata solo una questione di talento innato ma il frutto di una determinazione ferrea, quella stessa che lo spinge a non porsi limiti. Anche quando, appena ventenne, si è trovato sul podio mondiale ad ascoltare l’inno nazionale, ha faticato a realizzare la portata del traguardo, come se per lui fosse solo l’inizio di un cammino più vasto.
La sua personalità, fuori dalla pista, si delinea attraverso passioni precise e trasversali, come la musica trap coreana – un genere audace che fonde sonorità elettroniche aggressive con suggestioni del K-pop – che ascolta per caricarsi prima delle gare. Un gusto che riflette la sua natura moderna e internazionale, lontana dagli stereotipi, capace di unire alla concentrazione agonistica la leggerezza di un ragazzo della sua età, che non rinuncia a uno sfizio come un supplì.




