La calza della Befana più lunga del mondo illumina Viterbo dopo il maltempo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con quasi una settimana di ritardo sul canonico appuntamento del 6 gennaio, la tradizione ha ripreso il suo posto nelle vie di Viterbo, dove la calza della Befana più lunga del mondo ha finalmente potuto spiegare i suoi cinquantadue metri di stoffa colorata. Il maltempo, che aveva costretto a rinviare l’evento, ha lasciato il posto a un cielo più clemente, offrendo il palcoscenico ideale per una festa che, nata ventiquattro anni fa nel quartiere Pilastro, è ormai diventata un tratto distintivo dell’identità cittadina.

Un serpentone di allegria nel cuore storico

Il corteo, partito da Porta Romana nel primo pomeriggio, ha ridisegnato il centro storico con un’inconfondibile scia di festa, avanzando tra le strade gremite di famiglie e bambini in attesa del proprio dolce momento. A sorreggere l’enorme calza, un centinaio di befane e quindici Fiat 500 d’epoca, le cui linee retrostile hanno aggiunto un tocco di nostalgica eleganza alla sfilata. Lungo il percorso, come da consuetudine consolidata, le generose dispensatrici di dolciumi hanno distribuito caramelle ai più piccoli, i cui sorrisi costituivano, del resto, la vera meta del percorso.

Un fine settimana all’insegna della festa ritrovata

L’evento ha segnato l’avvio di un intero weekend dedicato alla conclusione delle festività, una sorta di dolce commiato dal periodo natalizio che la Tuscia ha voluto organizzare con diversi appuntamenti. La sfilata della calza gigante, infatti, è stata solo il primo atto di una due giorni che ha visto la città riconquistare quell’atmosfera di spensieratezza sospesa dopo i rinvii forzati, dimostrando come certe tradizioni, quando sono radicate nel sentire popolare, sappiano pazientemente attendere il momento giusto per manifestarsi in tutta la loro vivacità.

La continuità di una tradizione identitaria

La riuscita della manifestazione, nonostante le avversità climatiche dei giorni precedenti, sottolinea la resilienza di un rito che è ormai parte del patrimonio collettivo locale. Quella calza lunga cinquantadue metri, più che un semplice oggetto folcloristico, rappresenta un filo rosso – o meglio, multicolore – che lega generazioni di viterbesi, unendo il ricordo della sua prima edizione, nel quartiere Pilastro, alla vitalità dell’odierna partecipazione. La sua processione attraverso le vie del centro non è stata, quindi, una mera rievocazione, ma la riaffermazione concreta di un legame sociale che si rinnova annualmente, regalando alla città un’immagine di sé coesa e gioiosa.

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