Barilla nella top ten mondiale della reputazione, l’azienda del food che cresce senza essere quotata
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Redazione Economia
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La classifica, elaborata da RepTrak e giunta alla sua consueta edizione annuale, assegna all’azienda di Parma il nono posto assoluto, un balzo notevole se si considera che solo dodici mesi prima occupava la venticinquesima casella. Questo salto di sedici posizioni, come si legge nel comunicato diffuso l’8 aprile, è il sintomo di una solidità che prescinde dalla tradizionale esposizione ai mercati finanziari.
Il primato nel settore alimentare e il peso della fiducia globale
Per il terzo anno di fila, insomma, Barilla si conferma la prima azienda al mondo nel comparto food per quanto riguarda la percezione del pubblico. La ricerca, che dal lontano 1999 analizza i cosiddetti “intangibili” aziendali, premia la capacità del gruppo di coniugare qualità industriale e responsabilità sociale, due fattori che – in un’epoca di inflazione galoppante e scrupolosa attenzione mediatica – pesano sempre di più nella bilancia del giudizio popolare. C’è da dire che l’azienda emiliana, presente in oltre cento Paesi con trenta siti produttivi, gestisce una mole enorme: oltre due milioni di tonnellate all’anno tra pasta, sughi e prodotti da forno. Eppure, nonostante le sue dimensioni colossali, è rimasta una creatura a conduzione familiare, una particolarità che i fratelli Guido, Luca e Paolo Barilla custodiscono gelosamente, forse proprio come fosse la ricetta segreta di un piatto della tradizione.
Innovazione e sostenibilità: i motori silenziosi del successo
A spingere questo carrozzone verso l’alto non è solo la memoria storica del bisnonno Pietro, ma una strategia precisa che guarda al futuro con investimenti concreti. Si pensi, ad esempio, all’inaugurazione del centro di ricerca Bite (Barilla Innovation & Technology Experience) avvenuta a Parma lo scorso novembre; lì, duecento professionisti – tra tecnologi, ingegneri e food designer – lavorano per migliorare ricette e packaging, un hub che integra scienza e cultura del cibo per rispondere alle esigenze di consumatori sempre più esigenti. Parallelamente, l’impegno ambientale si traduce in numeri significativi: il volume di acqua riciclata e riutilizzata è aumentato del 45% rispetto al 2022, una percentuale che tocca picchi del 164% nelle aree a maggiore stress idrico. Un’attenzione, quella per le risorse, che non trascura le persone: lo dimostra la policy globale che garantisce a entrambi i genitori dodici settimane di congedo parentale retribuito, oltre al raggiungimento della parità salariale di genere già dal 2020.
La classifica e il valore della reputazione nell’era globale
Nella graduatoria generale, Barilla si trova così a competere fianco a fianco con colossi di altri settori, entrando in una top ten che premia la trasparenza e la coerenza nel lungo periodo. Se si osserva il panorama esclusivamente alimentare, il distacco rispetto alle dirette concorrenti è netto, visto che altre realtà come Danone o Ferrero – per citarne alcune – si attestano più indietro nella lista dei cento. L’aspetto forse più rilevante, al di là del mero posizionamento, è che questa classifica fotografa un’azienda che non solo produce cibo, ma che ha saputo trasformare il proprio nome in un simbolo di affidabilità globale, riuscendo a tenere il passo con criteri di valutazione sempre più severi senza perdere la propria identità italiana.




