Ferrari e Barilla nella top 10 mondiale: l’Italia protagonista del Global RepTrak 100

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è certo un mistero che il "Made in Italy" faccia gola al mondo, ma quando a certificarlo non è il semplice appeal estetico bensì un rigido parametro di valutazione globale – che abbraccia voci come performance, governance e capacità di innovazione – la questione assume i contorni di un fenomeno economico quantificabile. Il Global RepTrak 100, lo studio che dal lontano 1999 scandaglia la fiducia dei consumatori internazionali nei confronti dei grandi marchi, ha consegnato nelle scorse settimane il verdetto per il 2026, e il quadro che ne emerge consegna all’Italia un ruolo da protagonista assoluta. Se da un lato il colosso dell’automotive Ferrari si posiziona saldamente al sesto posto, guadagnandosi la palma di simbolo globale di eccellenza e prestigio, è il sorpasso operato dal gruppo alimentare di Parma a catturare l’attenzione degli analisti. Barilla, infatti, non solo si conferma per il terzo anno consecutivo la regina indiscussa del settore food, ma opera un balzo vertiginoso di sedici posizioni, issandosi al nono posto della classifica generale. Un'impresa, quest'ultima, che racconta molto più di una semplice crescita di popolarità.

L’ascesa del gigante di Parma: numeri e strategie

L’ingresso di Barilla nella top ten assoluta – un traguardo che sfiora appena il podio occupato da colossi come Lego, Adidas e Samsung – è il risultato di un percorso di costruzione reputazionale che affonda le radici in una strategia complessa, andata ben oltre la semplice promozione del prodotto. L’azienda ha capitalizzato sulla capacità di trasformare un bene di largo consumo, la pasta, in un veicolo di valori culturali ed esperienziali. L’8 aprile scorso, quando è stato diramato il comunicato che annunciava il sorpasso ai danni di colossi come Canon o Levi Strauss & Co., non si festeggiava solo un primato numerico. Lo stesso rapporto di RepTrak, citato dagli osservatori internazionali, sottolinea come il gruppo emiliano abbia saputo modulare la propria comunicazione, virando da un messaggio esplicito di inclusione a un discorso più ampio, incentrato sul rito del pasto e sul senso di appartenenza che esso genera. Un cambiamento, questo, che ha evidentemente pagato in termini di fiducia, considerato che l’anno scorso l’azienda occupava ancora la venticinquesima piazza.

I criteri di valutazione e il contesto economico globale

A decretare questo successo non è stato solo il gusto, ma una serie di parametri oggettivi che misurano la resilienza di un'impresa in un contesto macroeconomico tutt’altro che semplice. Sara Fargion, vicepresidente di RepTrak per l’area EMEA, ha recentemente spiegato come mantenere una performance stabile in un’era di inflazione galoppante e pressione mediatica sia già di per sé un segnale positivo; riuscire a crescere, poi, diventa un autentico fattore differenziante. Barilla ha giocato le sue carte su due tavoli speculari: da una parte l’innovazione fisica, concretizzatasi a novembre con l’apertura del centro di ricerca BITE (Barilla Innovation and Technology Experience) a Parma, un hub da venti milioni di euro dove duecento professionisti, tra food designer e ingegneri, riscrivono il futuro della ricetta; dall’altra la sostenibilità sociale, come dimostra l’aumento del 45% dell’acqua riciclata nei processi produttivi o la politica globale di parità retributiva di genere, in vigore ormai dal 2020. Sono queste, in sostanza, le leve che hanno permesso al gruppo di navigare controcorrente, trasformando la pressione inflazionistica in un’opportunità per dimostrare solidità.

Un sistema Italia che pesa nella classifica mondiale

Se Ferrari e Barilla fanno da traino, non sono certo le uniche a beneficiare dell’effetto "Bel Paese" sulla fiducia internazionale. L’analisi della classifica estesa rivela un’infiltrazione sistematica dell’eccellenza tricolore nei gradini alti della graduatoria: Pirelli si posiziona ventunesima, forte di una reputazione tecnologica consolidata, mentre Giorgio Armani, con il suo savoir faire, conquista il ventitreesimo posto. Poco più indietro, nel comparto dell’agroalimentare, troviamo Lavazza al quarantanovesimo posto, seguita a ruota da Ferrero al sessantasettesimo. Un dato, quest’ultimo, che conferma come la filiera italiana – dalla moda all’alimentare – sia percepita come un ecosistema unico, capace di coniugare estetica e qualità. La capacità di queste aziende di trasformare prodotti materiali in narrazioni condivisibili su scala globale è, in definitiva, la cifra distintiva che il Global RepTrak 100 ha premiato anche quest’anno, restituendo l’immagine di un Paese che, pur non essendo tra i più vasti per superficie o popolazione, continua a esercitare un’influenza culturale sproporzionata rispetto alla sua dimensione fisica.

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