Ferrari e Barilla nella top ten mondiale della reputazione: l’analisi del Global RepTrak 100
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non è solo una questione di fatturato o di quota di mercato, quella che lega un’icona dell’automotive come Ferrari a un colosso della pasta quale Barilla, bensì il risultato di un’analisi complessa che misura il consenso immateriale per eccellenza: la reputazione. Secondo i dati diffusi nell’edizione 2026 del Global RepTrak 100, lo studio condotto da RepTrak che dal 1999 scandaglia la percezione dei marchi planetari, l’Italia piazza due dei suoi gioielli industriali nella top ten assoluta, un risultato che certifica la forza di un know-how che va ben oltre i confini nazionali. Se da un lato il marchio di Maranello si conferma un simbolo di prestigio inossidabile, è però la sorprendente scalata del gruppo di Parma a rubare la scena, con un balzo in avanti che pochi analisti avevano previsto in un contesto economico segnato da persistenti tensioni inflazionistiche.
La Cavallina non molla la presa
Ferrari, lo si potrebbe definire un classico senza tempo, si posiziona al sesto posto assoluto, staccando di netto molti competitor del lusso e della tecnologia grazie a un mix vincente di innovazione e tradizione. Non stupisce che il Cavallino continui a galoppare in alta classifica; la sua strategia, improntata all’esclusività e a una produzione che volutamente rimane limitata per mantenere alto il valore percepito, paga in termini di immagine globale. A differenza di altri marchi che inseguono la crescita quantitativa, la strategia della casa emiliana si fonda sulla cura maniacale del dettaglio, un elemento che lo studio RepTrak premia con punteggi altissimi nei capitoli dedicati alla performance finanziaria e al carisma del prodotto. La troviamo così davanti a colossi come Adidas e Samsung – che completano il podio insieme alla danese Lego – consolidando il primato italiano in una classifica che storicamente vedeva poche presenze del Belpaese nelle posizioni di vertice.
Barilla, il sorpasso che vale l’ingresso nella top ten
Se Ferrari tiene alta la bandiera del lusso, è l’ascesa di Barilla a rappresentare la vera sorpresa di questa edizione. Il gruppo alimentare, che già vantava il primato nel settore food per il terzo anno di fila, ha compiuto un’autentica scorribanda nella graduatoria generale, balzando dal 25° al 9° posto con un incremento di sedici posizioni che lo proietta direttamente nell’olimpo dei brand più amati, a prescindere dal comparto merceologico. Un risultato, questo, che non è affatto casuale ma che riflette una precisa virata strategica nella comunicazione del gruppo. L’analisi del report rivela infatti che il cambiamento radicale – il passaggio da un messaggio esplicito di inclusione a una narrativa più ampia incentrata sulla “comunità” e sul “rituale del pasto” – ha allargato il bacino d’utenza, concentrandosi maggiormente sul piacere condiviso della tavola e meno su “chi lo consuma”. Questa sottile, ma fondamentale, modulazione del linguaggio ha permesso a Barilla di disinnescare le polarizzazioni ideologiche che avevano acceso dibattiti accesi negli anni precedenti, riconquistando posizioni nei mercati più conservatori senza perdere il contatto con le generazioni più giovani.
La ricetta del successo tra pasta e motori
Ciò che rende interessante la fotografia scattata da RepTrak è la capacità di queste aziende di rispondere a pressioni macroeconomiche pesantissime; come ha sottolineato una responsabile dell’istituto di ricerca, la capacità di crescere in un contesto turbolento è un vero fattore distintivo. Per Barilla, il rafforzamento passa anche attraverso investimenti tangibili come l’inaugurazione del centro di ricerca BITE (Barilla Innovation & Technology Experience) a Parma, un hub che impiega 200 professionisti per lo sviluppo di nuovi prodotti e processi produttivi. Non solo pasta, dunque, ma una visione industriale che abbraccia la sostenibilità – basti pensare ai dati sul riciclo dell’acqua – e una governance attenta alle dinamiche sociali, come la parità retributiva di genere applicata su scala globale. Dall’altra parte, il legame di Ferrari con il mondo delle competizioni e il lusso continua a funzionare da traino, dimostrando come la percezione di eccellenza sia un collante potente anche quando i mercati finanziari mostrano i denti. L’una complementare all’altra, queste due realtà dimostrano che la reputazione non è un fenomeno statico, ma una conquista quotidiana che si difende innovando, comunicando e, talvolta, anche cambiando registro quando il contesto sociale lo richiede.




