Scade il 1° dicembre il secondo acconto delle imposte sul reddito
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Redazione Economia
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Con il sopraggiungere della fine dell'anno, che porta con sé una serie di adempimenti fiscali da non sottovalutare, i contribuenti sono chiamati a saldare il secondo acconto per le imposte sui redditi. La scadenza, fissata per legge al 30 novembre, slitta di diritto a lunedì 1° dicembre 2025, come da prassi consolidata quando il termine cade in un giorno festivo. Questo appuntamento, che interessa una platea molto ampia di soggetti, rappresenta un passaggio cruciale nella gestione dei propri obblighi tributari, richiedendo una attenta valutazione per evitare oneri inutili o, al contrario, di trovarsi in difficoltà con il fisco.
I soggetti coinvolti e le imposte dovute
All'appello del 1° dicembre non mancheranno i contribuenti persone fisiche e le società il cui esercizio coincide con l'anno solare, i quali dovranno provvedere al versamento della seconda rata, o dell'unica se prevista, per Irpef, Ires e Irap. A queste voci si aggiungono, complicando non poco il quadro, le relative addizionali regionali e comunali, le imposte sostitutive e quelle patrimoniali che colpiscono gli immobili e le attività finanziarie detenute al di fuori dei confini nazionali. Una mole di adempimenti che richiede precisione, considerando che quest'anno, a differenza di quanto avvenuto nel 2023 e nel 2024, non sembra profilarsi all'orizzonte alcuna proroga straordinaria al 16 gennaio per le partite IVA.
La scelta cruciale tra metodo storico e previsionale
La complessità di questo versamento non risiede soltanto nell'identificare le imposte da pagare, ma soprattutto nella scelta della metodologia di calcolo più conveniente. Il metodo cosiddetto "storico", che è quello di default, basa l'importo dell'acconto sull'imposta dovuta per l'anno precedente; una strada semplice, che però potrebbe rivelarsi onerosa qualora l'anno in corso stia registrando un calo significativo dei ricavi o dei profitti. È proprio in queste circostanze che diventa opportuno, e a volte necessario, prendere in considerazione il "ricalcolo" degli acconti, optando per il metodo previsionale. Questo secondo approccio, il quale si fonda su una stima del reddito effettivo che si presume di realizzare nell'esercizio corrente, permette di adeguare il carico fiscale alla situazione economica reale, evitando di versare somme eccessive che verrebbero poi recuperate solo in sede di dichiarazione.
Il caso specifico dei regimi forfetari
Una menzione a parte merita la posizione dei contribuenti che aderiscono al regime forfetario, i quali, sebbene beneficiari di una contabilità semplificata, non sono esentati da questo obbligo. Per loro, la normativa tributaria, nello specifico l'articolo 1, comma 64, della Legge n. 190 del 2014, stabilisce criteri precisi per la determinazione del reddito imponibile e del corrispettivo versamento dell'imposta sostitutiva. Anche in questo caso, la scelta tra il pagamento di un acconto basato sul dato dell'anno precedente o su una proiezione aggiornata dell'incasso o del compenso previsto per il 2025 richiede una ponderata analisi, finalizzata a un concreto risparmio e a una migliore programmazione finanziaria.




