Le borse scommettono sul dialogo Usa-Iran, petrolio sotto i 100 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante il mancato accordo durante i negoziati del fine settimana a Islamabad e l’entrata in vigore, ormai da diverse ore, del blocco navale imposto dalla Marina americana ai porti iraniani, i mercati finanziari europei hanno inaugurato la seduta del 14 aprile con un cauto ottimismo. A Piazza Affari, come del resto a Francoforte e Parigi, gli indici viaggiano in territorio positivo, alimentati da una speranza che molti analisti definiscono "diplomatica": quella di una riapertura del tavolo delle trattative tra Washington e Teheran, magari già prima della scadenza della tregua prevista per il 21 aprile. Gli operatori, insomma, hanno scelto di guardare al bicchiere mezzo pieno, concentrandosi sulle dichiarazioni – seppur indirette – che lasciano intendere come il canale di comunicazione tra le due potenze non sia stato del tutto interrotto.

La corsa al rialzo e il crollo delle commodities

Il clima di distensione, per quanto fragile, ha avuto un effetto immediato e quasi meccanico sul costo delle materie prime, che rappresentano da sempre il termometro delle tensioni geopolitiche. Il petrolio, che nelle scorse settimane aveva toccato picchi preoccupanti, è sceso bruscamente sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile: il Brent arretra di oltre un punto percentuale attestandosi sui 98 dollari, mentre il Wti subisce una flessione ancora più marcata, cedendo oltre due punti. La stessa sorte è toccata al gas naturale al Ttf di Amsterdam, sceso sotto i 45 euro al megawattora, cancellando di fatto gran parte dei rincari registrati nella sessione precedente. Questo movimento ribassista, se da un lato alleggerisce la pressione inflazionistica sulle economie occidentali, dall’altro sta pesando come un macigno sui titoli del comparto energetico e della difesa. A Milano, Eni e Leonardo viaggiano in controtendenza rispetto al resto del listino, subendo vendite sistematiche in un mercato che premia invece i settori ciclici e tecnologici.

Piazza Affari, Amplifon e Danieli dettano il passo

Lo scenario descritto si riflette plasticamente sull’andamento del Ftse Mib, che nella mattinata del 14 aprile guadagna circa mezzo punto percentuale, allineandosi alla performance di Parigi ma restando leggermente dietro alla spinta propulsiva di Francoforte. A trascinare il listino milanese non sono i soliti pesi massimi, bensì alcune realtà specifiche che hanno saputo capitalizzare le opportunità del momento. Amplifon guida il rally con un progresso superiore al 4%, seguita a ruota da Stellantis, che approfitta del contesto generale per recuperare terreno. Ma la notizia più eclatante arriva dal segmento Mid Cap, dove Danieli schizza in avanti di oltre il 5% dopo l’annuncio di una commessa da 450 milioni di euro, un ordine che testimonia come la fiducia degli investitori possa essere alimentata anche da fondamentali interni, al di là del contesto macroeconomico globale. Moncler e Ferrari tengono alto il morale del comparto del lusso, mentre il settore bancario mostra una timida ripresa, con Mps in luce in vista dell’assemblea per il rinnovo del consiglio.

Il paradosso del blocco navale e il filo rosso della diplomazia

Ciò che rende peculiare l’atteggiamento odierno dei mercati è la capacità di separare la realtà contingente – rappresentata dalle 15 navi da guerra americane che pattugliano lo Stretto di Hormuz e dall’ordine di "eliminare" qualsiasi natante ostile – dalle prospettive future. Nonostante Teheran non abbia ancora allentato la morsa sul transito delle petroliere, e anzi abbia ribadito che nessun porto del Golfo sarà al sicuro se i propri scali verranno minacciati, gli investitori sembrano aver scommesso su un copione già visto. Le indiscrezioni raccolte dai media internazionali parlano di contatti ancora in corso e della disponibilità del Pakistan a ospitare un secondo round di negoziati già nei prossimi giorni. In fondo, come spesso accade nelle crisi più acute, la percezione di un "muro contro muro" totale lascia spazio alla speranza che le parti, spinte dagli interessi economici globali, debbano per forza trovare una quadra. E mentre l’Asia guardava con favore ai rialzi di Wall Street della vigilia, trainata dai titoli tecnologici, l’Europa ha raccolto il testimone di questo cauto ottimismo, lasciando per un momento sullo sfondo lo spettro di una crisi energetica ormai endemica.

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