Nuova giunta in Veneto, il totonomi tra equilibri e clausole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La formazione della nuova giunta regionale del Veneto, che pure segue una ripartizione apparentemente lineare di dieci posti, cinque dei quali, inclusa la vicepresidenza, andranno a Fratelli d’Italia, quattro alla Lega e uno a Forza Italia, si configura come un vero e proprio rebus, le cui soluzioni sono ancora tutte da scrivere. L’unico elemento di stabilità, in questo quadro di possibili combinazioni e variabili, rimane la figura del presidente eletto, Alberto Stefani, il quale, con lungimiranza, ha fatto inserire nell’accordo di coalizione una clausola che gli riserva l’ultima parola su ciascuno dei nomi che i partiti proporranno per i rispettivi assessori. Una prerogativa, questa, che gli conferisce un margine di manovra non indifferente e che potrebbe rivelarsi decisiva per gli assetti finali, mentre si studiano norme ad hoc per gestire casi particolari, come quello che coinvolge l’esponente leghista De Berti.

Un lutto personale per Stefani

Proprio Stefani, mentre si appresta a gestire le delicate trattative per la giunta, ha dovuto affrontare un improvviso lutto personale, con la scomparsa della nonna Paola, alla quale era profondamente legato. “Il destino ha scelto così, un po’ all'improvviso, proprio in una delle notti più importanti della mia vita”, ha scritto il neo governatore sui social, ricordando come la donna si sia sentita male la sera di domenica, mentre erano in corso le operazioni di voto che lo avrebbero poi consacrato vincitore. A lei, del resto, aveva già dedicato un commosso pensiero nel corso della conferenza stampa tenuta lunedì, subito dopo la proclamazione dei risultati, dimostrando un affetto che travalica la sfera pubblica.

Le reazioni politiche interne

Sul versante politico, intanto, si cominciano a registrare le prime reazioni ai risultati elettorali. Da Milano, l’esponente leghista Durigon ha espresso orgoglio per il risultato ottenuto dal partito al Sud, definendolo “un grande risultato” e sottolineando una “crescita costante” che ha portato la Lega a percentuali significative in regioni come la Puglia, la Campania e la Calabria. Tuttavia, non mancano voci critiche all’interno dello stesso partito, come quella di Bottacin, il quale, riferendosi al flop elettorale della Lega nel Bellunese, ha affermato senza mezzi termini che il risultato deludente “deve avere conseguenze”, lanciando una sfida alla riorganizzazione del partito sul territorio.

Il puzzle degli assessorati

Tornando al complesso mosaico della giunta, uno dei nomi che circola con insistenza per l’assessorato alla Sanità è quello di Rucco, che sembra essere in pole position per un incarico di così alto profilo e responsabilità. La definizione della squadra di governo, però, deve fare i conti con la già citata clausola che dà l’ultima parola a Stefani, il quale, oltre a dover bilanciare le esigenze dei tre partiti di coalizione, si trova a valutare le competenze e le caratteristiche dei singoli candidati, in un processo che richiede tempo e ponderazione, lontano dai riflettori e dalle semplificazioni.

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