I nomi eccellenti che non entrano nel Consiglio regionale pugliese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le elezioni regionali in Puglia, che hanno sancito l'ascesa di Antonio Decaro alla presidenza, hanno prodotto un consiglio in cui spiccano alcune assenze di rilievo, determinate non tanto dalla volontà popolare espressa dalle preferenze quanto dai meccanismi, a volte spietati, della legge elettorale e degli sbarramenti. Nichi Vendola, il quale ha raccolto un consistente bagaglio di consensi personali superando le novemila preferenze, si è trovato escluso dall'aula a causa del risultato complessivo della sua lista, Alleanza Verdi-Sinistra, che non ha raggiunto la soglia minima del quattro per cento; una circostanza che ha reso vano il suo ampio seguito personale, dimostrando come il destino di un candidato, per quanto forte, sia spesso legato a doppio filo alle sorti della coalizione che rappresenta.

Il prezzo degli sbarramenti e dei meccanismi elettorali

Lo stesso scoglio, quello della soglia di sbarramento, è risultato fatale per la lista “Popolari con Decaro”, che ha lasciato fuori dall’assemblea regionale l’ex assessore Gianni Stea. La legge elettorale regionale, con i suoi criteri di attribuzione dei seggi che privilegiano l’equilibrio territoriale tra le province, ha generato esclusioni impreviste e, per molti versi, imprevedibili. È questo il caso di due membri della giunta uscente, Fabiano Amati e Gianfranco Lopane, i quali, pur candidati con la civica “Per la Puglia” a sostegno del presidente eletto, non hanno ottenuto un seggio, scontando quel meccanismo di riparto che ha fatto scattare gli scranni in una provincia piuttosto che in un'altra, indipendentemente dal loro curriculum o dalla loro visibilità nella campagna elettorale.

Il quadro politico dell'assemblea e le reazioni

Il giorno dopo il voto delinea un consiglio regionale dove il Pd e la lista di Decaro hanno compiuto una vera e propria incetta di seggi, conquistandone ventinove più quello, di diritto, del governatore, per un totale di trenta rappresentanti che dominano l’aula. Di fronte a questo blocco, il centrodestra, con i suoi ventuno seggi che includono quello del candidato sconfitto Luigi Lobuono, si appresta a guidare l'opposizione. Lobuono, nonostante la sconfitta netta e un divario di circa trenta punti percentuali, ha dichiarato di non provare “amarezza” e di essere “comunque soddisfatto” del risultato ottenuto, che pure lo ha visto fermarsi al 35,13% delle preferenze.

La conferma di un impegno costante

In occasione di questa tornata elettorale, Viva Network ha ribadito la propria capacità di presidiare l'intero arco degli eventi, mantenendo uno sguardo vigile e partecipe su ogni fase del processo: un impegno costante, costruito nel tempo, che ha permesso di documentare l'evolversi della competizione dalle primissime candidature fino allo spoglio delle schede e alla proclamazione degli eletti, senza tralasciare i temi che hanno animato il dibattito pubblico durante le settimane di campagna elettorale.

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