Spread in calo nonostante i veti incrociati tra Meloni e Trump

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La distanza, netta e ormai pubblica, tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non sembra trovare alcun contraccolpo immediato sui mercati finanziari. Lo dimostra l’andamento dello spread, il differenziale di rendimento tra i nostri Btp e i Bund tedeschi, che ha preso una strada del tutto opposta rispetto alle tensioni diplomatiche: all’apertura del 15 aprile il valore è sceso fino a toccare quota 75 punti base. Un dato, quest’ultimo, che non solo smentisce i timori di una “fuga” dal debito italiano, ma consolida un recupero iniziato già nei giorni precedenti, quando il differenziale aveva chiuso a 76 punti dopo aver sfiorato soglie ben più critiche.

La tregua diplomatica che vale più delle parole

Se il confronto diretto tra la premier e lo tycoon (culminato nelle recenti accuse di Trump, il quale ha rimproverato all’Italia una mancanza di "coraggio" sul fronte del conflitto in Iran) avesse realmente spaventato gli investitori, ci troveremmo di fronte a una reazione ben diversa. A spingere verso il basso il rendimento del decennale italiano, sceso al 3,75%, non è però un’improvvisa pace fiscale, bensì un cauto ottimismo che arriva dalle cancellerie mediorientali. I mercati, va detto, sembrano aver scommesso con decisione su un possibile cessate il fuoco permanente tra Stati Uniti e Iran; un’apertura, quest’ultima, favorita anche dalla dichiarazione del tycoon secondo cui il conflitto sarebbe "quasi finito".

Rendimenti in discesa, l’effetto domino europeo

L’Italia, in questo contesto, non ha certo viaggiato da sola. I rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato un calo diffuso in tutta l’Eurozona, e i nostri Btp hanno semplicemente cavalcato un’onda che ha riguardato anche i Bonos spagnoli e gli Oat francesi. Il meccanismo è chiaro: quando l’appetito per il rischio cresce (alimentato dalla speranza di una pace duratura in Medio Oriente), gli investitori tendono ad alleggerire le posizioni sui beni rifugio per eccellenza; ne consegue che il calo dei rendimenti dei Bund è stato meno marcato rispetto a quello dei Btp, determinando di fatto la riduzione del differenziale. La sfida, per Palazzo Chigi, resta quella di mantenere questa separazione tra il dato tecnico-finanziario e il fuoco di sbarramento incrociato con la Casa Bianca.

Il peso specifico delle trattative energetiche

A pesare sul morale degli operatori, inoltre, non è solo la lontana prospettiva di un accordo di pace, ma anche la reazione concreta dell’Unione europea di fronte alla crisi energetica. Un intervento deciso della Commissione, atteso entro il 21 aprile, sta già offrendo una parziale copertura contro i rincari. E se è vero che il presidente Trump ha accusato l’Italia di non voler "aiutare a sbarazzarsi di un Iran con armi nucleari" (arrivando persino a ipotizzare scenari apocalittici per il nostro Paese), i numeri raccontano un’altra verità: quella di un debito italiano che, almeno per ora, regge l’urto degli strappi diplomatici. La seduta del 15 aprile ha certificato una sostanziale indifferenza del ceto finanziario rispetto alle schermaglie verbali, concentrato com’è sulla possibilità di un’inversione di rotta nei conflitti che insanguinano il Golfo.

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