Dalla culla alla maggiore età: 162mila euro per crescere un figlio in Italia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Inizio anno, tempo di ripartenza delle attività e di conti per le famiglie. Le richieste di pagamento tornano a fioccare, in particolare quelle legate ai figli, e a fare i conti in tasca ai nuclei italiani ci ha pensato Moneyfarm, che registra un incremento del 4% in dodici mesi del costo necessario per crescere un figlio.
La cifra media e la forbice di spesa
Stando alle stime della piattaforma digitale di investimento, portare un bambino dalla nascita alla maggiore età richiede oggi una spesa compresa tra 112.000 e 212.000 euro, con una media di circa 162.000 euro. Si tratta di oltre 9.000 euro all’anno, un importo che equivale a circa 350 euro di spesa aggiuntiva ogni dodici mesi rispetto alla rilevazione precedente.
Le spese prima della nascita e il primo anno di vita
Il conto, secondo la ricerca, comincia ancora prima del parto. Per visite, ecografie, corso preparto, spese legate al parto e corredino del neonato, Moneyfarm stima una spesa media di circa 4.100 euro. Una volta arrivato il bambino, il primo anno di vita può costare a una famiglia tra 7.400 e 17.500 euro, a seconda delle scelte di consumo e delle condizioni familiari, secondo le stime di Federconsumatori.
Nei primi dodici mesi bisogna mettere in conto pannolini, prodotti per l’igiene, abbigliamento, visite mediche, farmaci, alimentazione ed eventualmente la retta dell’asilo nido.
Il picco di spesa nell’adolescenza
Il costo non cresce in modo uniforme durante l’infanzia e l’adolescenza. Le diverse fasi hanno esigenze differenti e, secondo la stima Moneyfarm, il momento in cui la spesa raggiunge il livello più elevato è quello compreso tra i 15 e i 18 anni: in questa fascia si concentrano quasi 50.000 euro totali, pari a oltre 12.400 euro all’anno. A incidere sono soprattutto alimentazione, istruzione, tecnologia, sport, corsi di lingua, paghetta e le nuove esigenze legate alla maggiore autonomia dei ragazzi. Nella fascia tra i 12 e i 14 anni la spesa raggiunge circa 22.000 euro, con la variazione più alta tra tutte le fasce, pari al 7%.
I rincari più marcati e l’impatto sui bilanci
A spingere verso l’alto il costo complessivo non è soltanto l’inflazione. I servizi in abbonamento registrano un aumento del 32,3%, con l’inserimento nel paniere di servizi di intelligenza artificiale ormai diffusi in tutte le fasce d’età, mentre la tecnologia cresce del 25,5%, trainata dal rincaro dei nuovi modelli di riferimento. L’impatto sui bilanci familiari è tutt’altro che marginale: il costo medio annuo per mantenere un figlio assorbe circa il 18% del reddito netto di una coppia con figli e arriva al 27% per le famiglie mono-genitoriali.
Il secondo figlio comporta una spesa aggiuntiva pari al 70-80% di quella sostenuta per il primogenito.
Il quadro demografico e le ragioni della rinuncia
Numeri che si inseriscono in un contesto di denatalità persistente. Nel 2025 sono nati in Italia appena 355.000 bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Il Dossier Natalità 2026 rileva che tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita.
Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli, e quasi una donna su due teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
