Londra e Parigi stringono un patto nucleare, ma l’Europa resta divisa
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Redazione Esteri
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Di Paolo Falconio
Mentre l’Europa dibatte da vent’anni su un’autonomia strategica che non arriva mai – concetto evocato a più riprese, ma svuotato di significato dall’assenza di una politica estera comune –, Francia e Gran Bretagna hanno deciso di agire. Senza aspettare Bruxelles, indebolita dalle ultime vicende, a cominciare dall’incapacità di gestire l’impatto dei dazi imposti da Donald Trump, ora presidente degli Stati Uniti. E mentre Ursula von der Leyen, scampata per un soffio al voto di sfiducia, naviga in acque sempre più agitate, Parigi e Londra hanno firmato un accordo che segna un punto di svolta: il coordinamento delle loro forze nucleari a difesa del continente.
Alla base di Northwood, Keir Starmer ed Emmanuel Macron hanno siglato la Dichiarazione omonima, che prevede una risposta congiunta in caso di “minacce estreme” all’Europa. Un passo storico, che però svela l’amara realtà: la difesa europea, oggi, può contare solo sulle capitali nazionali, non sulle istituzioni comunitarie. E se il Trattato di Lancaster 2.0 – come già qualcuno lo chiama – rafforza l’asse anglo-francese, lascia il resto del continente in una posizione ancillare.
Non è tutto. Lo stesso accordo, presentato come uno scudo contro le minacce esterne, nasconde un’altra verità scomoda: la legittimazione dei respingimenti attraverso la Manica. Il principio “one in, one out”, adottato senza troppi giri di parole, tradisce un’ipocrisia di fondo. I due governi, quando conviene, non esitano a ergersi a paladini dei valori europei, salvo poi chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze delle loro politiche.
Intanto, la Commissione Europea arranca. La von der Leyen, sempre più isolata, paga lo scotto di un’Europa incapace di parlare con una voce sola, soprattutto di fronte alla nuova amministrazione americana. E se Macron e Starmer provano a riempire il vuoto, lo fanno con un bilateralismo che, per quanto pragmatico, rischia di scavare ancora più profondamente il solco tra chi conta e chi no.




