Macron e l’Europa di fronte alla sfida della difesa: autonomia, nucleare e tensioni con Mosca
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Redazione Esteri
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Il 5 marzo 2025, Emmanuel Macron ha tenuto un discorso alla Nazione che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza europea, mettendo in luce le fragilità di un continente costretto a fare i conti con gli errori del passato. Il presidente francese, delineando le minacce globali in evoluzione, ha sottolineato l’urgenza di una maggiore autonomia europea in materia di difesa, soprattutto di fronte all’aggressione russa e al ridimensionamento del sostegno statunitense all’Ucraina. Un appello che, seppur condivisibile, scontra i limiti di un’Europa ancora incapace di agire con una voce unica.
Macron, nel suo intervento, ha lanciato un monito chiaro: «Chi può credere che Putin si fermerà all’Ucraina?». Una domanda retorica che riflette la crescente preoccupazione per un conflitto che, ormai da anni, minaccia di destabilizzare non solo l’Europa orientale ma l’intero equilibrio geopolitico globale. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha accusato il presidente francese di voler prolungare la guerra, sostenendo che un eventuale dispiegamento di truppe europee in Ucraina rappresenterebbe un coinvolgimento diretto della Nato contro Mosca. «Non c’è spazio per un compromesso», ha dichiarato, chiudendo ogni ipotesi di dialogo su un contingente di peacekeeper.
Intanto, la Turchia ha annunciato la disponibilità a schierare truppe se necessario, aggiungendo un ulteriore tassello al complicato mosaico delle alleanze internazionali. Oggi, durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo sull’Ucraina, sono stati discussi il piano Rearm Eu e i 150 miliardi di prestiti, ma anche la possibilità di inviare forze di pace. Presenti al vertice, oltre a Macron, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il premier italiano Giorgia Meloni.
Uno dei punti chiave del discorso di Macron è stata la proposta di estendere l’ombrello nucleare francese all’Europa, un’offerta che riflette la necessità di ripensare la sicurezza continentale in un momento in cui gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, sembrano volersi ritirare dal loro tradizionale ruolo di garanti. «Meglio essere preparati», ha affermato il presidente francese, evidenziando come l’Europa non possa più fare affidamento esclusivo su Washington. La Francia, insieme al Regno Unito, detiene un arsenale nucleare significativo, ma il vero punto debole rimane la mancanza di una strategia comune, che rende lo scudo europeo poco più di un’idea vaga.
La questione nucleare, tuttavia, è solo uno degli aspetti di una crisi più ampia. L’Europa, divisa tra interessi nazionali e visioni contrastanti, fatica a trovare una linea condivisa. Macron ha parlato di una «nuova era», ma il Vecchio Continente sembra ancora prigioniero delle sue contraddizioni. La Russia, intanto, continua a rappresentare una minaccia sempre più concreta, non solo per l’Ucraina ma per l’intera architettura di sicurezza europea.




