Meloni e Macron lavorano a un patto con la Casa Bianca per scongiurare il disimpegno americano
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Redazione Interno
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Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, martedì a Palazzo Chigi, hanno affrontato uno scenario che entrambi considerano una minaccia concreta: il possibile ritiro degli Stati Uniti dal teatro europeo. Con circa 84 mila soldati americani dispiegati nel continente – di cui ventimila schierati a est –, Washington garantisce non solo la sicurezza collettiva ma anche la stabilità dell’arsenale nucleare. Un ridimensionamento di tale presenza, temono i due leader, avrebbe conseguenze imprevedibili, soprattutto in un momento in cui la guerra in Ucraina non accenna a placarsi.
L’incontro, definito da Macron "ottimo" in un post su X, ha permesso di rafforzare il coordinamento franco-italiano su temi cruciali, dall’industria automobilistica alla difesa comune. "L’Europa si costruisce attraverso il dialogo e l’azione", ha scritto il presidente francese, sottolineando come la collaborazione con Meloni possa accelerare l’agenda continentale. Un’intesa che non passa inosservata, tanto che la Sueddeutsche Zeitung ha osservato che "un po’ di Meloni in più potrebbe far bene proprio all’Europa".
Al centro dei colloqui, però, c’è stata soprattutto la preoccupazione per i prossimi appuntamenti internazionali: il G7 in Canada, il vertice Nato all’Aia e il Consiglio europeo di fine mese. Se il primo sarà un banco di prova per le relazioni transatlantiche, è il secondo a tenere svegli i diplomatici. Il rischio di un ripensamento americano – complicata la vittoria di Trump alle elezioni – pesa come un macigno, specie nei Paesi baltici, dove la deterrenza atlantica è vitale.
Non è un caso che Meloni e Macron abbiano trovato un’intesa anche sul tema del debito comune, nonostante le resistenze tedesche. Quello che fino a pochi mesi fa sembrava un dialogo impossibile – complici le divergenze sulla missione di peacekeeping proposta da Macron e dal premier britannico Starmer – oggi appare superato. La guerra in Ucraina, con le sue urgenze, ha reso obsoleto ogni contrasto secondario. Non che le questioni siano risolte, semplicemente, di fronte alla minaccia russa, perdono di rilevanza.




