Volkswagen, piano per congelare gli stipendi fino al 2030: confronto con IG Metall che chiede il 5% in più

Volkswagen, piano per congelare gli stipendi fino al 2030: confronto con IG Metall che chiede il 5% in più
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Volkswagen punta a mantenere le retribuzioni ai livelli del 2026 fino al 2030, aprendo un nuovo fronte nel confronto con i lavoratori. Secondo quanto riferito dalla Süddeutsche Zeitung e confermato dalla rappresentanza dei dipendenti, il consiglio di amministrazione del gruppo avrebbe impartito ai responsabili delle risorse umane in tutto il mondo l'istruzione di pianificare l'assenza di aumenti salariali per i prossimi anni.

La direttiva, stando a quanto reso noto dal comitato aziendale europeo e mondiale, sarebbe già in vigore dall'inizio di ottobre e riguarderebbe circa 660 mila dipendenti.

La reazione di IG Metall e il nodo del potere d'acquisto

Il sindacato tedesco IG Metall ha preso posizione contro il progetto, definendolo irrealistico e annunciando una dura resistenza. La richiesta avanzata dal sindacato per il rinnovo contrattuale è di un aumento del 5%, in linea con quanto rivendicato per l'intero comparto metalmeccanico ed elettrico nazionale. I rappresentanti dei lavoratori stimano che, in assenza di adeguamenti, l'inflazione attesa possa erodere circa il 10% del potere d'acquisto entro la fine del decennio.

La presidente del comitato aziendale Daniela Cavallo ha parlato di una fiducia nel consiglio di amministrazione e nel suo presidente Oliver Blume compromessa, sottolineando la necessità di chiarezza sui reali programmi del gruppo.

Il contesto della ristrutturazione e i numeri dell'occupazione

Il congelamento delle retribuzioni si inserisce in un piano di riorganizzazione più ampio, che l'amministratore delegato Oliver Blume ha presentato come una risposta strutturale alle difficoltà del gruppo. L'obiettivo dichiarato è ridurre la capacità produttiva mondiale da 12 a 9 milioni di veicoli l'anno, con la conseguente messa in discussione della prospettiva industriale di quattro stabilimenti tedeschi: Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm.

Sul fronte dell'occupazione, agli esuberi già concordati entro il 2030 si affiancano ulteriori valutazioni: la dirigenza ha indicato un fabbisogno teorico di circa 50 mila posizioni in meno a livello globale, di cui circa la metà in Germania, mentre i rappresentanti dei lavoratori hanno calcolato scenari di rischio più ampi. In Germania il gruppo impiega circa 275 mila persone, delle quali 130 mila coperte dal contratto aziendale Volkswagen.

Le ricadute sul perimetro italiano e il dossier Ducati

Il confronto salariale tedesco si intreccia con le voci circolate nei mesi scorsi sul futuro degli asset italiani del gruppo. In particolare, la possibile cessione di Ducati Motor era stata associata a una valutazione indicativa di circa 1,25 miliardi di euro, nell'ambito della revisione del portafoglio di partecipazioni. A inizio ottobre, tuttavia, è arrivata la conferma che non è prevista alcuna vendita della casa di Borgo Panigale nel prossimo triennio, escludendo l'operazione almeno fino al 2029.

La casa motociclistica, controllata attraverso Audi dal 2012, ha chiuso il 2025 con 925 milioni di euro di ricavi e un risultato operativo di 52 milioni, con 50.895 moto consegnate. Sul fronte delle quattro ruote, il gruppo ha continuato a valutare opzioni di valorizzazione per Lamborghini, inclusa l'ipotesi di una quotazione separata, mentre la priorità dichiarata resta il risanamento del core business automobilistico.

Le prossime tappe della trattativa

Le negoziazioni tra Volkswagen e IG Metall sono già formalmente avviate e il congelamento delle retribuzioni rappresenta il primo banco di prova. La dirigenza ha evitato commenti nel merito, limitandosi a ribadire che le questioni tariffarie vanno affrontate prima internamente e poi al tavolo della trattativa. Il sindacato, dal canto suo, ha fatto sapere che la questione salariale resta decentralizzata e che un'eventuale imposizione dall'alto sarebbe considerata un passo falso.

Il nodo dei 50 mila esuberi aggiuntivi, annunciati a settembre dal consiglio di sorveglianza in aggiunta ai 50 mila già pianificati, resta sullo sfondo di un confronto che coinvolge anche il futuro industriale degli stabilimenti tedeschi e la tenuta occupazionale del gruppo a livello globale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.