Rob Jetten diventa il più giovane premier nella storia dei Paesi Bassi: il leader di D66 ha giurato nelle mani del re
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Redazione Esteri
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Quasi quattro mesi di trattative serrate, un responso delle urne che aveva lasciato tutti col fiato sospeso per la sottile linea di separazione tra la vittoria e la sconfitta, e poi l’ufficializzazione: Rob Jetten, trentottenne leader dei centristi di Democratici 66, è da questa mattina il nuovo primo ministro olandese. La cerimonia di giuramento, avvenuta al palazzo Huis ten Bosch dell’Aia, è stata presieduta dal re Guglielmo Alessandro, suggellando così l’ascesa alla massima carica di un uomo che, con il suo profilo netto e le sue idee chiare, segna una discontinuità rispetto al recente passato -1-4. Non solo per l’età, che lo rende il più giovane capo di governo nella storia del paese abbattendo il record che apparteneva a Ruud Lubbers dal lontano 1982, ma anche per ciò che rappresenta: Jetten è infatti il primo premier apertamente gay a guidare l’esecutivo dell’Aia, un dato che assume un rilievo particolare in una nazione che fu pioniera nel 2001 nella legalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso -4-8.
La sua vittoria alle elezioni anticipate del 29 ottobre, va detto, è stata tanto netta quanto sorprendente: il suo partito, D66, è riuscito a scavalcare per una manciata di voti l’ultradestra di Geert Wilders, il cui Partito per la Libertà aveva dominato la scena politica nei due anni precedenti -3-5. Una campagna elettorale all’insegna dell’ottimismo, quasi volesse riecheggiare lo “Yes we can” del suo mito dichiarato Barack Obama, e incentrata su temi come la politica climatica, il diritto alla casa e un’anima fiera dell’Unione Europea, gli ha permesso di catalizzare il consenso di un elettorato stanco delle tensioni e degli scontri frontali -3. In questo senso, il neo-premier ha capitalizzato il malcontento verso l’esperienza di governo precedente, durata appena undici mesi e naufragata proprio su una disputa interna alla destra in materia di asilo, un argomento che, non a caso, rimane centrale anche nella nuova agenda politica -1-5.
Un esecutivo di minoranza tra sfide parlamentari e tagli al welfare
L’architettura di governo che Jetten ha messo in piedi, dopo lunghi negoziati durati centodiciassette giorni, poggia su una coalizione tripartita che vede insieme i progressisti di D66, i liberali conservatori del VVD e i cristiano-democratici del CDA -2-5. Un’alleanza, questa, che però controlla solo sessantasei seggi sulla totalità dei centocinquanta della camera bassa, una circostanza che costringe l’esecutivo a una condizione di minoranza permanente e, di fatto, a dover cercare volta per volta l’appoggio dell’opposizione per l’approvazione di qualsiasi provvedimento legislativo -1-7. Una frammentazione parlamentare estrema, acuita dalla presenza di forze di destra radicale che occupano quasi un terzo degli scranni, rende il cammino del governo potenzialmente irto di ostacoli e lo espone al rischio costante di imboccare vicoli ciechi -1.
Il programma presentato dalla nuova compagine, nonostante la sua natura minoritaria, appare già delineato nei suoi tratti essenziali e mostra una continuità su alcuni fronti con le politiche restrittive del passato. Sul tavolo ci sono misure che prevedono tagli significativi ai sistemi di assistenza sociale e sanità, accompagnati però da un incremento sostanzioso della spesa militare, con diciannove miliardi di euro aggiuntivi destinati alla difesa per rispettare gli impegni Nato e sostenere l’Ucraina -1-7. Parallelamente, la coalizione intende inasprire le norme sull’immigrazione, arrivando a proporre che le richieste d’asilo vengano presentate al di fuori dei confini europei, una linea dura che mira a intercettare le preoccupazioni di quella fetta di elettorato che aveva premiato Wilders, ma che potrebbe aprire nuovi fronti di tensione all’interno della stessa maggioranza e con le istituzioni europee -2-7.
La scalata di «Robot Jetten»: dall’atletica alla politica, passando per i quiz tv
Dietro la figura del nuovo premier, c’è una storia personale e politica che merita di essere raccontata. Originario di Uden, nel Brabante Settentrionale, figlio di due insegnanti, Jetten aveva inizialmente sognato una carriera nell’atletica, tanto da correre con la nazionale under sfruttando quelle doti di velocità che, ironia della sorte, hanno caratterizzato anche la sua fulminea ascesa nel mondo della politica -4. Dopo gli studi in amministrazione aziendale, l’approdo in ProRail, la società ferroviaria statale, e poi il salto in politica nel 2017 con l’elezione alla camera bassa -9. Un esordio non semplice, segnato da un atteggiamento fin troppo misurato che gli valse il soprannome poco lusinghiero di “Robot Jetten”, etichetta che lui stesso ha cercato di scrollarsi di dosso mostrando un lato più umano e spontaneo -3-4.
Ed è forse anche grazie a questa ritrovata disinvoltura, mostrata in televisione e sui social, che Jetten ha conquistato il favore popolare. La sua partecipazione al quiz televisivo “The Smartest Person”, dove è arrivato fino alla fase finale, lo ha fatto conoscere al grande pubblico come un uomo comune, lontano dai cliché del politico distaccato -4. Così come la scelta di condividere apertamente la propria vita privata, pubblicando foto con il compagno, l’hockeista argentino Nicolás Keenan, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024, con il quale ha programmato il matrimonio per l’anno prossimo, ha contribuito a creare un’immagine autentica e accessibile -1-2. Un’immagine che, a giudicare dai risultati elettorali, ha pagato, dimostrando come sia possibile battere i populismi, per usare le sue stesse parole, con una campagna positiva e propositiva, incentrata sul futuro del paese e sul suo ruolo in Europa -5.




