Il cardiologo: ecco cosa non fare mai dopo le sette di sera per proteggere cuore e arterie

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La salute dell’apparato cardiovascolare, come confermano ormai decine di studi internazionali, non si costruisce solamente attraverso ciò che si fa durante il giorno, ma anche – e forse soprattutto – da come ci si comporta nelle ore che precedono il riposo notturno. A ribadirlo, forte di un’esperienza ventennale nella gestione clinica degli infarti, è il dottor Sanjay Bhojraj, cardiologo intervenuto sulle pagine del sito americano Cnbc per delineare quelle che ha definito le sette abitudini serali da evitare tassativamente se si vuole ridurre il rischio di ictus e patologie croniche. Non si tratta, è bene precisarlo, di mere raccomandazioni generiche sullo stile di vita, ma di veri e propri accorgimenti che affondano le radici nella fisiologia più profonda: il metabolismo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non va in pausa la sera, ma semplicemente cambia marcia, seguendo i ritmi circadiani che regolano la nostra biologia.

Uno dei punti cardine attorno a cui ruota l’analisi del dottor Bhojraj riguarda la tempistica dei pasti. Consumare cibo dopo le diciannove, spiega l’esperto, significa imporre all’organismo un carico di glucosio e lipidi in un momento in cui la sensibilità insulinica cala fisiologicamente. Il, che si sta preparando al sonno e ai processi di riparazione cellulare, si trova costretto a gestire una digestione complessa, alimentando di fatto uno stato infiammatorio e impedendo ai vasi sanguigni di rigenerarsi correttamente. A questo si lega, in modo indissolubile, la questione dell’esposizione alla luce artificiale: la componente blu dei LED, infatti, sopprime la produzione di melatonina, un ormone che non si limita a regolare il ciclo sonno-veglia ma che agisce come potente antiossidante e come modulatore della pressione arteriosa. Optare per lampadine dalla luce calda o, come suggerisce Bhojraj, persino per bulbi rossi nei bagni, può aiutare a non ingannare il cervello, che altrimenti interpreterebbe quella luce come un segnale di veglia forzata.

Sport, alcol e adrenalina: il paradosso del falso relax

Esiste poi una convinzione piuttosto radicata, e cioè che un bicchiere di vino per cena o una sessione di allenamento intenso in tarda serata possano favorire il rilassamento. La letteratura medica, supportata dalle parole del cardiologo, sfata questo luogo comune con una certa decisione. L’etanolo, anche se assunto in dosi moderate, frammenta l’architettura del sonno e impedisce quel fisiologico calo pressorio che dovrebbe verificarsi durante la notte, esponendo l’individuo a un rischio cardiovascolare più elevato nel lungo periodo. Parallelamente, l’attività fisica ad alta intensità praticata dopo cena mantiene elevati i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress – e riduce la variabilità della frequenza cardiaca, che è invece un indice di buona salute del cuore. Il cuore, per dirla con una metafora utilizzata dallo stesso specialista, ha bisogno di una pista di atterraggio per rallentare progressivamente, non di uno sprint proprio quando dovrebbe entrare in fase di recupero.

Non meno importanti, in questa complessa equazione della prevenzione, sono gli aspetti legati alla sfera emotiva e al carico cognitivo. Esporsi a thriller adrenalinici, dibattiti politici accesi o persino litigi familiari dopo cena significa attivare il sistema nervoso simpatico, quello che prepara il alla reazione di attacco o fuga. La rabbia improvvisa, in particolare, inonda l’organismo di catecolamine in un momento di vulnerabilità, potendo innescare aritmie o eventi acuti. Da qui il consiglio, che può sembrare di buon senso ma che ha solide basi scientifiche, di rimandare al mattino successivo qualsiasi confronto difficile e di ridurre al minimo l’utilizzo di dispositivi digitali, la cui luce e i cui contenuti continui rappresentano un fattore di disturbo per il ritmo circadiano. La privazione cronica di sonno di qualità, come dimostrano numerosi studi, è direttamente correlata all’insorgenza di ipertensione e resistenza insulinica, due dei principali nemici delle nostre arterie.

Le evidenze della ricerca e il controllo dei fattori di rischio

Le raccomandazioni del dottor Bhojraj, per quanto dirette e specifiche, si inseriscono in un quadro di evidenze scientifiche ben più ampio e costantemente aggiornato. L’American Stroke Association, nelle sue linee guida del 2024 per la prevenzione primaria dell’ictus, ha ribadito con forza l’importanza di identificare e gestire precocemente i fattori di rischio modificabili, sottolineando come comportamenti salutari – dalla dieta all’attività fisica, passando per il controllo del peso e della pressione – possano fare la differenza nel corso dell’intera esistenza. In questo contesto, la qualità del sonno e la sua corretta architettura notturna emergono come variabili cruciali: studi clinici hanno dimostrato che l’insonnia cronica può aumentare il rischio di ipertensione in misura addirittura superiore al trecento per cento, un dato che impone una riflessione seria su quanto accade nelle nostre camere da letto dopo che abbiamo spento la luce.

D’altronde, la prevenzione delle malattie cerebrovascolari passa necessariamente attraverso una consapevolezza diffusa che riguarda tutte le fasce d’età. Il Ministero della Salute, attraverso l’Alleanza italiana per le malattie cardio-cerebrovascolari, ha da tempo avviato programmi di informazione e linee di attività specifiche per promuovere stili di vita salutari e contrastare i principali fattori di rischio, dalla sedentarietà all’alimentazione scorretta. Le ore serali, in questo senso, rappresentano una sorta di momentum in cui le scelte individuali si caricano di un significato particolare: ridurre gli stimoli, abbassare le luci e concedere al il tempo di prepararsi al riposo non è un vezzo da salutisti, ma una strategia precisa per difendere la salute del cuore e del cervello. La protezione dell’apparato circolatorio, in definitiva, si gioca anche – e forse soprattutto – in quelle piccole, grandi abitudini che precedono il sonno e che determinano la qualità del nostro risveglio.

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