Il teatro delle Vittorie e l’addio di Rai al varietà: «Basta Sanremo e pacchi», l’affondo di Fiorello tra conti e nostalgia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Il quartiere Prati, a Roma, custodisce un edificio che per decenni ha rappresentato il cuore pulsante del varietà televisivo, quello stesso varietà che ha lanciato Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Mina. Eppure, proprio quel Teatro delle Vittorie, simbolo di un’epoca d’oro dello spettacolo italiano, è stato messo ufficialmente in vendita dalla Rai. La motivazione, formalizzata in una nota interna, parla di «un piano immobiliare che guarda al futuro» e di costi di gestione e manutenzione diventati «eccessivi e non più sostenibili» per l’azienda. Una scelta che, inevitabilmente, ha scatenato un vespaio di reazioni nel mondo dello spettacolo, dove molti non hanno nascosto l’amarezza per quella che appare come una resa, più che una strategia.
I numeri del «no» e la replica dell’amministratore delegato
La posizione di viale Mazzini, tuttavia, non lascia spazio a fraintendimenti. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha quantificato in 14 milioni di euro la spesa necessaria per mantenere in vita il teatro, una cifra che la Rai non intende più accollarsi. «Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni», ha ribadito, chiudendo di fatto ogni ipotesi di un ripensamento. A stretto giro, come accade spesso quando il tema tocca le corde più vive, è arrivata la replica di Fiorello. Durante la puntata del 4 maggio de “La Pennicanza” su Rai Radio2, lo showman ha commentato con un’amarezza che traspariva da ogni parola: «La Rai ovviamente ha i conti in mano e noi no, ma possibile che si salvino vendendo il Delle Vittorie?». Una domanda retorica, certo, ma che fotografa un sentimento diffuso tra chi quel palco lo ha calcato per anni.
L’attacco generazionale: «Volete modernizzare? Via Sanremo e noi vecchi»
L’intervento di Fiorello, però, non si è limitato al solo destino del teatro romano, perché la stoccata successiva ha assunto contorni ben più ampi e politicamente delicati. Stavolta ha tirato in ballo un’intera categoria, quella che ironicamente definisce «noi vecchi», riferendosi ai volti storici della televisione pubblica. «Volete modernizzare la Rai? Allora basta con Sanremo e i pacchi di cartone, cacciate via noi vecchi!» ha esclamato, mischiando ironia e provocazione in un messaggio tanto netto quanto dirompente. Il riferimento ai «pacchi di cartone» è un chiaro richiamo al programma “Affari tuoi” condotto da Stefano De Martino, ovvero uno degli show di maggiore successo in termini di ascolti, mentre il Festival di Sanremo resta l’evento-flagello della tv generalista. Un paradosso, quello di Fiorello, che smaschera la presunta volontà di modernizzazione: se l’obiettivo è fare cassa e ringiovanire i palinsesti, perché tenere in piedi proprio i programmi che trainano l’audience?
Amadeus, la videochiamata e lo scudetto dell’Inter come sponda imprevista
Nel corso della stessa puntata, la sorpresa è arrivata da una videochiamata inaspettata. Amadeus, inizialmente contattato per festeggiare lo scudetto conquistato dall’Inter – circostanza che ha offerto una parentesi leggera in un clima altrimenti teso – si è trovato suo malgrado a fare da sponda alla polemica sul teatro. La sua presenza, seppur non direttamente legata al merito della vicenda, ha indirettamente amplificato la portata del messaggio di Fiorello, dimostrando come il fronte degli “addetti ai lavori” sia tutt’altro che compatto, ma certamente allarmato. E la proposta del conduttore di “Viva Rai2!” – cancellare Sanremo e i pacchi di De Martino per dimostrare che la modernizzazione non è una scusa – è rimasta sospesa nell’aria, senza alcuna risposta ufficiale da parte della direzione Rai.




