Il ritorno di Canzonissima tra nostalgia di stato e la geometria variabile del varietà

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non c’è formula più rassicurante, per chi amministra il servizio pubblico, di quella che combina un Titolo storico a un meccanismo già collaudato altrove. La riesumazione di Canzonissima su Rai 1, nell’accezione proposta da Milly Carlucci, si configura esattamente in questo solco: un’operazione che, pur attingendo a uno dei brand più iconici della televisione italiana, finisce per derubricarsi a ennesimo caso di nostalgia di stato, confezionata per un pubblico che il mercato definisce, con cruda franchezza, prevalentemente geriatrico. Del resto, l’usato sicuro resta il paradigma dominante, e i numeri della prima serata sembrano dare ragione a questa strategia: con il 22.5% di share e 2 milioni 582 mila spettatori raccolti, il debutto ha tenuto il passo, restando a una distanza non abissale dal 23.8% (3 milioni 295 mila spettatori) della rivale Amici su Canale 5.

Un karaoke di talento senza il coraggio della gara

L’operazione, nel dettaglio, svela però una natura ibrida che rischia di indebolirne l’identità. A differenza della storica formula, che vedeva i cantanti in competizione diretta, questa nuova edizione sposta l’asse del conflitto dai performer ai brani stessi. Sono le canzoni, scelte dagli artisti in base a un valore sentimentale o artistico personale, a essere giudicate per l’ambito titolo di “Canzonissima 2026”. Una scelta, questa, che trasforma il varietà in una sorta di karaoke di qualità, o in un *talent* mascherato, dove la tensione agonistica viene surrogata dall’aneddoto biografico. E così, mentre Michele Bravi, con la sua esibizione, ha ottenuto il plauso unanime della critica televisiva (meritandosi il massimo dei voti per aver commosso il pubblico in studio), a fare le spese di questa impostazione è stata proprio la conduzione: Milly Carlucci, giudicata “troppo ingessata”, ha evidenziato la difficoltà di calare la propria cifra stilistica, più affine al rigore di *Ballando con le stelle*, in un contesto che richiederebbe maggiore leggerezza e velocità.

La fotografia di un Paese davanti al piccolo schermo

I dati di ascolto, in questo contesto, raccontano solo una parte della storia. La fotografia del sabato sera restituisce l’immagine di un pubblico ormai stabilmente diviso, dove la sfida non è più solo tra reti, ma tra due modalità opposte di fare televisione. Da un lato, Maria De Filippi conferma la propria egemonia con un prodotto *Amici* che ha nel format consolidato e nella macchina emotiva ben oliata i suoi punti di forza, raccogliendo consensi poco sotto il 24%. Dall’altro, la Rai prova a ritagliarsi uno spazio alternativo, agganciandosi a un passato glorioso, ma con un prodotto che, al netto della qualità altalenante delle esibizioni (nessuna delle quali, in questa prima uscita, ha realmente infiammato la competizione), non possiede ancora un’idea forte in grado di distinguersi davvero.

La polvere del mito e l’assenza di un’evoluzione

Il fatto che per oltre cinquant’anni nessuno abbia rimesso mano a questo titolo non è, forse, un caso fortuito. La ragione va cercata proprio nella difficoltà di aggiornare un format senza tradirne lo spirito originario, e la soluzione trovata dalla produzione—quella di giudicare le canzoni anziché i cantanti—appare come un compromesso che scontenta un po’ tutti. Chi cercava il brivido della competizione diretta si ritrova tra le mani un varietà dalla struttura farraginosa; chi sperava in un’operazione di puro intrattenimento si scontra con il rigore espositivo della Carlucci, che chiude la puntata mezz’ora più tardi della rivale, diluendo ulteriormente la tensione. La prima puntata ha così assunto i contorni di un esperimento sociologico prima ancora che televisivo: un tentativo di cucire il passato sul presente usando il filo della nostalgia, senza però la necessaria originalità per non apparire, agli occhi dello spettatore più smaliziato, come l’ennesima declinazione di un canone che, nel sabato sera della rete ammiraglia, stenta a rinnovarsi.

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