Andrea Bajani vince lo Strega tra polemiche e riconoscimenti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Andrea Bajani, scrittore italiano che il prossimo agosto compirà cinquant’anni e attualmente residente negli Stati Uniti, si è aggiudicato la 79esima edizione del Premio Strega con L’Anniversario, pubblicato da Feltrinelli. Il romanzo, il tredicesimo della sua carriera, racconta la storia di un uomo che sceglie di recidere ogni legame con i genitori, affrontando il tema della famiglia come luogo di fratture più che di appartenenza. Un’opera che, pur inserendosi in un solco narrativo già esplorato, ha convinto la giuria per la sua profondità e per la scrittura asciutta, capace di scavare nelle dinamiche affettive senza indulgenze.
La vittoria, però, non è arrivata in un clima di serenità. Le polemiche hanno accompagnato questa edizione del premio, a cominciare dalle dichiarazioni del ministro Giuli, che ha proposto di spostare la finale a Cinecittà, suscitando reazioni contrastanti. Bajani, da parte sua, ha evitato di farsi trascinare nel dibattito, mantenendo un atteggiamento distaccato. «Se c’è polemica, vuol dire che la cultura è viva», ha commentato, sottolineando come il confronto, anche acceso, sia parte integrante del mondo letterario.
Tra i lettori, le reazioni sono state divergenti. C’è chi, come alcuni interventi sui social hanno evidenziato, ha trovato il libro di Bajani «splendido», una conferma del suo talento, mentre altri lo hanno giudicato privo di originalità, preferendo altri candidati in lizza, come Ruol. Ma al di là dei gusti personali, il riconoscimento consacra Bajani come una delle voci più significative della narrativa italiana contemporanea, capace di unire introspezione e rigore stilistico.
La sua vicenda personale, del resto, riflette quella dei suoi personaggi: romano di nascita, cresciuto a Cuneo e legato a Torino – città in cui ha vissuto a lungo e che ha lasciato un’impronta nella sua formazione –, Bajani ha fatto della mobilità e dell’indagine interiore i cardini della sua scrittura. Non a caso, il parallelo con Emmanuel Carrère, maestro dell’autofiction, è stato più volte evocato.




