Costa Concordia, Schettino chiede la semilibertà: l’ira dei familiari delle vittime
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Redazione Interno
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Francesco Schettino, l’ex comandante della Costa Concordia, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il naufragio della nave da crociera avvenuto il 13 gennaio 2012 al largo dell’Isola del Giglio, potrebbe ottenere la semilibertà. La decisione, attesa nelle prossime ore, spetta al tribunale di Sorveglianza di Roma, chiamato a valutare la richiesta avanzata dai suoi legali. Schettino, che attualmente sconta la pena nel carcere di Rebibbia, ha già trascorso 8 anni dietro le sbarre, un periodo che, secondo i suoi avvocati, gli consentirebbe di accedere a misure alternative alla detenzione.
La tragedia della Costa Concordia, che causò la morte di 32 persone e il ferimento di decine di altre, rimane una delle pagine più oscure della storia marittima italiana. Schettino, condannato per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo e abbandono della nave, è diventato il volto simbolico di una catastrofe che ha scosso l’opinione pubblica. La sua richiesta di semilibertà, tuttavia, ha riacceso il dolore dei familiari delle vittime, molti dei quali continuano a chiedere giustizia.
Tra questi, il padre di una delle vittime ha espresso la propria indignazione, dichiarando che Schettino “meriterebbe 32 ergastoli”, uno per ogni vita spezzata. Le sue parole, cariche di rabbia e frustrazione, riflettono il sentimento di chi, a quasi un decennio dalla tragedia, fatica a trovare pace. La possibilità che l’ex comandante possa scontare parte della pena fuori dal carcere, infatti, è vista da molti come un’ulteriore ferita aperta.
La vicenda giudiziaria di Schettino, che ha attraversato diversi gradi di giudizio prima di giungere alla condanna definitiva nel 2017, è stata segnata da dibattiti e polemiche. L’abbandono della nave, in particolare, è stato uno degli elementi più controversi, con l’ex comandante accusato di aver lasciato la Costa Concordia mentre centinaia di passeggeri e membri dell’equipaggio erano ancora a bordo. Un gesto che, secondo i giudici, ha contribuito ad aggravare le conseguenze del naufragio.
Ora, mentre il tribunale di Sorveglianza si prepara a decidere sulla richiesta di semilibertà, l’attenzione si concentra sulle implicazioni di una possibile concessione. Sebbene i legali di Schettino si dichiarino fiduciosi, sottolineando che il loro assistito ha maturato i requisiti necessari per accedere a misure alternative, la decisione non potrà prescindere dal peso della tragedia e dalle sue conseguenze.




