Ucraina, nuovo attacco al colosso Wildberries: centro logistico di Ryazan in fiamme. Sei feriti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'offensiva ucraina nel cuore della logistica russa non accenna a fermarsi. Nella notte tra martedì 28 e mercoledì 29 luglio, una nuova ondata di droni ha preso di mira la regione di Ryazan, a circa 200 chilometri a sud-est di Mosca, colpendo uno dei principali hub del gigante dell'e-commerce Wildberries, il cosiddetto "Amazon russo", e una delle più grandi raffinerie di petrolio del Paese. Le autorità locali hanno confermato l'attacco, parlando di incendi in aree industriali e di sei persone ricoverate in ospedale, sebbene nessuna verserebbe in pericolo di vita.

L'assalto al centro logistico di Ryazan

Il governatore della regione di Ryazan, Pavel Malkov, ha riferito che la città è stata soggetta a un "massiccio attacco di droni", con i sistemi di difesa aerea entrati in azione e roghi divampati in diversi complessi industriali. Sebbene Malkov non abbia specificato i bersagli, le immagini e le analisi della stampa indipendente russa, come il canale Astra, hanno identificato senza ombra di dubbio il centro di smistamento di Wildberries, situato nel Parco Industriale di Ryazansky, nei pressi del villaggio di Tyushevo, come uno dei siti colpiti.

Il complesso, noto anche come "Ryazan: Tyushevskaya", è il quinto più grande della Russia per superficie e gestisce un flusso enorme di merci, la cui vendita è stata temporaneamente sospesa dopo l'attacco. Wildberries ha confermato di aver evacuato il personale dello stabilimento in ottemperanza alle norme di sicurezza e di aver limitato l'accesso allo stesso, in attesa di comunicare il ripristino delle operazioni.

Una strategia di logoramento economico

L'operazione contro Wildberries non è un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia dell'Ucraina, volta a colpire la spina dorsale economica della Russia. Negli ultimi giorni e settimane, una serie di attacchi coordinati ha danneggiato o distrutto almeno sette magazzini e hub logistici del colosso dell'e-commerce in tutto il territorio russo, colpendo città come Tambov, Krasnodar, San Pietroburgo e persino Ekaterinburg, a oltre 1.700 chilometri dal confine ucraino.

Questa campagna, che secondo le stime avrebbe distrutto circa il 10% della capacità di stoccaggio dell'azienda, mira a disarticolare un nodo cruciale dell'economia civile russa: Wildberries gestisce circa 20 milioni di ordini al giorno e, insieme al rivale Ozon, genera l'8,5% del PIL nazionale, impiegando oltre il 5% della forza lavoro.

Il doppio ruolo del gigante dell'e-commerce

Secondo quanto dichiarato dall'intelligence ucraina e dal presidente Volodymyr Zelensky, gli hub di Wildberries non avrebbero però una funzione meramente commerciale. Kiev accusa il colosso russo di essere funzionale allo sforzo bellico di Mosca, utilizzando i propri centri logistici per stoccare e movimentare componenti elettroniche, sistemi di navigazione e microchip, fondamentali per la produzione di droni e armamenti, che entrerebbero in Russia eludendo le sanzioni occidentali.

La scelta di colpire queste strutture civili, oltre a infliggere un danno economico diretto, costringerebbe la difesa aerea russa a ridistribuire le proprie risorse per proteggere una rete logistica estesa e vulnerabile, sottraendo copertura a siti militari considerati prioritari.

La raffineria di Rosneft e le tensioni interne

Parallelamente all'attacco a Wildberries, i droni ucraini hanno centrato anche la raffineria di petrolio di Ryazan, di proprietà di Rosneft, uno dei più grandi impianti di lavorazione del carburante della Russia, già messo fuori uso da un attacco a metà maggio. L'impianto, la cui capacità annuale è di circa 17 milioni di tonnellate di petrolio greggio e che fornisce una quota significativa del carburante per la regione di Mosca, produce benzina, diesel e carburante per l'aviazione.

Questi attacchi alle infrastrutture energetiche, insieme alla distruzione dei magazzini, stanno avendo pesanti ripercussioni sul tessuto sociale russo. Secondo le stime dell'analista Sergei Semko di Data Insight, citate da Forbes, il valore delle merci bruciate nei soli depositi di Mosca e Tambov oscillerebbe tra i 170 e i 230 miliardi di rubli (circa 1,7-2,3 miliardi di euro). La situazione è aggravata dal fatto che Wildberries, pochi giorni prima degli attacchi, ha modificato unilateralmente i contratti con i venditori, riducendo drasticamente le tutele.

I rimborsi per la merce distrutta sono stati irrisori, compresi tra il 10% e il 40% del valore reale, con picchi negativi del 3%, scatenando fallimenti e proteste disperate da parte dei piccoli commercianti russi.

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