Mughini vende la sua biblioteca: «Dopo la malattia nessuno mi chiama più»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Giampiero Mughini, storico volto dei dibattiti televisivi, si trova oggi ad affrontare un periodo di isolamento professionale e difficoltà economiche. Questa circostanza lo ha portato alla dolorosa decisione di vendere una parte significativa della sua preziosa collezione di libri. La scelta, definita da Mughini stesso «un colpo al cuore» ma necessaria, è stata rivelata in un’intervista al “Foglio”, dove l'opinionista ha tracciato un bilancio amaro del suo presente.
Il ritiro forzato dai riflettori
L'aggravarsi della sua situazione finanziaria è direttamente legato a un periodo di malattia che ha interrotto bruscamente la sua carriera. «Da quando sono stato male hanno smesso tutti di chiamarmi», ha affermato Mughini, spiegando come la sua assenza dalla televisione non sia stata una scelta volontaria, ma la conseguenza di un drastico calo di proposte di lavoro. Questo silenzio ha avuto un impatto immediato e tangibile sulle sue entrate.
Il patrimonio culturale in vendita
Per far fronte all'urgente necessità economica, Mughini ha deciso di mettere in vendita alcuni dei volumi più preziosi della sua biblioteca personale. Tra le opere che cederà figurano prime edizioni di autori fondamentali del Novecento come Cesare Pavese, Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Leonardo Sciascia, Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti. Una raccolta che rappresenta, a suo dire, l'unico vero bene di cui sia riuscito a circondarsi, avendo «nella vita non saputo mettere niente da parte, tranne i miei libri».
Un amaro senso di abbandono
Oltre alla freddezza del mondo professionale, Mughini ha fatto riferimento a un più generale senso di solitudine, affermando che molti di coloro che considerava amici sono, a suo dire, «evaporati». Questo duplice scenario delinea un ritratto della sua vita attuale, lontano dai clamori e dalle luci della ribalta che per decenni ne hanno accompagnato la carriera. La vendita dei libri segna dunque un momento di svolta, un gesto concreto dettato dall'urgenza che racchiude il peso di un profondo distacco culturale ed emotivo.




