Trump cerca uova per gli Stati Uniti: il Veneto nel mirino
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Redazione Interno
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Con l’avvicinarsi della Pasqua, la carenza di uova negli Stati Uniti sta diventando un problema sempre più pressante per l’amministrazione Trump, che sta cercando soluzioni in ogni direzione, anche all’estero. Tra i Paesi contattati c’è anche l’Italia, e in particolare il Veneto, regione che produce il 26% delle uova italiane, una cifra che non è sfuggita agli occhi di Washington. La richiesta di aiuto è arrivata direttamente dall’ambasciata statunitense, che ha contattato il presidente nazionale di Assoavi, il quale, inizialmente, ha quasi creduto di essere vittima di uno scherzo.
La situazione oltreoceano è critica: l’influenza aviaria ha decimato gli allevamenti di galline, facendo schizzare i prezzi alle stelle e lasciando gli scaffali dei supermercati vuoti. A New York, ad esempio, le uova sono diventate un bene quasi introvabile, tanto che alcuni consumatori, in fila per acquistarle, hanno ironizzato sulla situazione, paragonandola a quella della Mosca sovietica, con razionamenti e code interminabili. Sebbene le responsabilità di Trump nella crisi siano limitate, la pressione per risolvere il problema è alta, soprattutto in vista delle festività pasquali, durante le quali gli americani consumano circa 210 milioni di uova.
Per far fronte all’emergenza, gli Stati Uniti hanno varato un piano che prevede, tra le altre cose, un potenziamento delle importazioni. Oltre all’Italia, è stata contattata anche la Danimarca, nonostante i rapporti tra i due Paesi non siano dei migliori, soprattutto dopo che la Casa Bianca ha espresso interesse per l’acquisto della Groenlandia. La richiesta al Veneto, però, sembra essere una delle più concrete, data la capacità produttiva della regione e la qualità delle sue uova.
L’ambasciatore statunitense in Italia ha fatto appello alla collaborazione, chiedendo al Veneto di “dare una mano” in questa situazione di crisi. Se da un lato la richiesta potrebbe rappresentare un’opportunità economica per i produttori locali, dall’altro solleva interrogativi sulla capacità di soddisfare sia la domanda interna che quella internazionale senza compromettere gli equilibri del mercato italiano.




