Bitcoin resta sotto i 70.000 dollari, tra accumuli aziendali e attesa per la Fed
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Redazione Economia
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Il mercato delle criptovalute, e in particolare il Bitcoin, sta vivendo una fase di stallo piuttosto tesa, con la moneta digitale che fatica a riportarsi sopra la soglia psicologica dei 70.000 dollari. Nelle ultime ore, il prezzo si è attestato intorno ai 67.360 dollari, un valore che, se da un lato mostra una certa stabilità dopo i recenti crolli, dall’altro non fornisce segnali di una ripresa robusta. Questa situazione di stanca, come spiega André Franco, CEO di Boost Research, è alimentata da un clima di attesa sui mercati tradizionali, con gli investitori asiatici cauti e il dollaro stabile in previsione di nuovi dati economici e delle comunicazioni della Federal Reserve -1. La sensazione diffusa, insomma, è che il mercato stia trattenendo il fiato, in bilico tra la speranza di un rilancio e la paura di un'ulteriore correzione.
In questo contesto di prezzi depressi, spicca la strategia di accumulo di Strategy, la società di tesoreria bitcoin guidata da Michael Saylor. Nonostante le perdite non realizzate sul proprio portafoglio, l'azienda ha annunciato un nuovo acquisto: 2.486 bitcoin per una spesa di circa 168,4 milioni di dollari, a un prezzo medio di 67.710 dollari per moneta -4. Questa operazione, effettuata in prossimità dei prezzi correnti di mercato, porta il patrimonio totale di Strategy a 717.131 BTC, un tesoretto acquisito nel tempo per 54,52 miliardi di dollari a un prezzo medio di 76.027 dollari. Una media, quest’ultima, che evidenzia come l'intero portafoglio dell'azienda sia ora in rosso di circa 7 miliardi di dollari, un'ombra che non sembra però scalfire la convinzione di Saylor, il quale continua a parlare di "primavera in arrivo" per il settore -4.
L’ombra lunga dei tassi e il confronto con il 2022
La pressione sul Bitcoin, tuttavia, non deriva solo da dinamiche interne al mondo delle criptovalute, ma è strettamente legata alle aspettative sulla politica monetaria americana. Gli occhi di tutti sono puntati sui verbali dell'ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), attesi per oggi, alla ricerca di indizi sulla futura traiettoria dei tassi d'interesse. Un orientamento "hawkish", che segnali una volontà di mantenere i costi del denaro alti più a lungo per domare l'inflazione, rappresenterebbe una mazzata per gli attivi considerati più rischiosi, come le criptovalute e i titoli tecnologici -2. Al contrario, un tono più accomodante potrebbe fornire la scintilla per una ripartenza. La correlazione tra Bitcoin e azioni growth, in particolare con l'indice di settore IGV, è ormai un fatto consolidato, e il fatto che quest'ultimo stazioni su livelli di supporto critici non fa che aumentare la tensione -1.
Analizzando i dati on-chain, emergono elementi che ricordano da vicino il ciclo ribassista del 2022. Gli analisti, come Yashu Gola su Cointelegraph, osservano la formazione di un pattern definito "bear flag" sul grafico giornaliero, che, se confermato dal ribasso, potrebbe portare le quotazioni a testare area 56.000 dollari -10. Parallelamente, l'analisi del "realized price" delle cosiddette "whale", ovvero i grandi detentori di Bitcoin, dipinge un quadro di sofferenza piuttosto chiaro: le balene di lungo termine, quelle che detengono i loro asset da oltre 155 giorni, vantano un prezzo di carico medio di circa 41.626 dollari, mentre gli acquirenti più recenti, i detentori di breve termine, hanno un costo medio vicino agli 88.494 dollari, trovandosi così con perdite consistenti -3. Questa asimmetria, spiegano gli analisti di CryptoQuant, suggerisce che il mercato non stia vivendo una capitolazione strutturale, ma piuttosto una fase di redistribuzione, in cui il capitale più debole e recente viene progressivamente sostituito da mani più forti e pazienti -3. Lo stesso indicatore che misura la variazione dell'impulso di mercato su 30 giorni (Binance Bitcoin Futures Power – 30D Change) è sprofondato a livelli che in passato, come nell'estate del 2024, hanno preceduto fasi di ripresa -1.
Le strategie aziendali tra perdite e convinzione
Se l'accumulo di Strategy rappresenta il caso più eclatante di fede incrollabile nel Bitcoin, non è l'unico. Anche Metaplanet, definita talvolta "l'Strategy asiatica", continua ad acquistare nonostante un bilancio in forte rosso a causa delle svalutazioni delle proprie riserve in BTC. La società ha riportato una perdita netta di 102,2 miliardi di yen (circa 665 milioni di dollari) per l'anno fiscale, ascrivibile principalmente al calo del valore del suo tesoro di 35.102 bitcoin -4. Tuttavia, il CEO Simon Gerovich ha ribadito l'obiettivo di lungo termine di detenere l'1% dell'intera offerta di Bitcoin, scommettendo sul fatto che l'attuale fase di debolezza dei prezzi sia temporanea. Le loro attività core, nel frattempo, mostrano ricavi in forte crescita, a dimostrazione di come queste aziende stiano cercando di separare la performance operativa dalla volatilità del loro principale asset di tesoreria -4.
Non mancano, ovviamente, i segnali di difficoltà più ampi. I fondi negoziati in borsa (ETF) su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato la quarta settimana consecutiva di deflussi, con 360 milioni di dollari usciti dai prodotti di investimento -5. Anche istituzioni come l'Università di Harvard, pur mantenendo esposizioni significative, hanno leggermente ridotto le loro posizioni in alcuni ETF, un movimento che, sebbene marginale, indica una certa cautela anche tra gli investitori più sofisticati -5. L'indice "Fear and Greed" di CryptoQuant che staziona su valori di 10, in territorio di "paura estrema", è un ulteriore termometro del sentiment gelido che congela il mercato -5. In questo scenario, la tenuta del supporto chiave a 60.000 dollari viene vista da molti, come Robin Singh di Koinly, come l'ultimo baluardo prima di un possibile scivolone verso area 50.000, un'eventualità che dipenderà molto dall'evoluzione del quadro macroeconomico e dal verdetto della Federal Reserve -5.




