Roma-Genoa, Rocchi sul contatto Svilar-Ostigard: "Era rigore, il portiere è arrivato in ritardo"
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Redazione Sport
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Il designatore degli arbitri di Serie A, Gianluca Rocchi, è intervenuto con chiarezza all'interno della consueta rubrica "Open Var" su DAZN, analizzando alcuni dei casi più dibattuti dell'ultimo turno. Partendo proprio dall'episodio chiave di Roma-Genoa, al 46' del primo tempo, Rocchi non ha lasciato spazio a interpretazioni divergenti. "Questo è rigore – ha affermato – perché il giocatore Svilar è in ritardo". La spiegazione, tecnicamente puntuale, ha sottolineato come la dinamica non rientri nella comune giustapposizione di due atleti in contrasto. Il fatto che il portiere, nel tentativo di intercettare il pallone, finisca per trovare l'avversario, colpendolo specialmente al volto, costituisce un'azione punibile con il calcio dagli undici metri. Un giudizio perentorio, che arriva a gara conclusa e che inevitabilmente riaccende i riflettori sul lavoro della coppia arbitrale in campo e, soprattutto, del Var, il quale in quel frangente decise di non chiamare il direttore di gara alla revisione.
Le amare reazioni in conferenza stampa
Quell'episodio, avvenuto nell'ultimo istante della prima frazione con il Genoa già sotto di tre reti, ha dominato il dibattito successivo alla partita, condizionando il ritorno amarissimo di Daniele De Rossi allo Stadio Olimpico nella veste di allenatore avversario. Sconfitto per 3-1, l'allenatore del Grifone non ha nascosto la propria frustrazione, riversandola pubblicamente sul operato degli arbitri e sul sistema Var. Le sue parole, dure e prive di filtri, hanno descritto una percezione di imperscrutabilità delle decisioni. "Hanno sempre ragione loro, fanno le supercazzole", ha sbottato De Rossi, esprimendo una critica che va oltre il singolo episodio e tocca il cuore del rapporto, spesso conflittuale, tra panchine e organismo di giudizio. Il riferimento al direttore di gara è stato altrettanto asciutto e significativo: "Se parlo fa brutta figura", ha chiosato, dipingendo un clima di dialogo interrotto e di risentimento profondo.
La dinamica dell'azione contestata
Tutto nacque da una punizione laterale a favore del Genoa, l'ultimo spunto prima del fischio d'intervallo. Il cross verso l'area di rigore trovò l'elevazione del difensore Ostigard, lanciato per colpire di testa, mentre contemporaneamente usciva Svilar. La sincronizzazione fu sbagliata dal portiere della Roma, che non riuscì a prendere la palla ma finì con il guantone o il braccio sul volto dell'avversario, il quale rimase a terra. Una scena plateale, immediatamente contestata dai giocatori in maglia rossoblù, che reclamarono con veemenza l'assegnazione del rigore. L'arbitro, però, lasciò proseguire il gioco, decisione convalidata dopo un rapido check da parte della sala Var, il quale ritenne non sussistessero gli estremi per un evidente errore da rettificare. Una scelta che, alla luce delle successive spiegazioni di Rocchi, appare oggi in netta contraddizione con il dettato regolamentare.
Le conseguenze di un episodio non sanzionato
La mancata assegnazione del penalty ha privato il Genoa di un'occasione concreta per riaprire l'incontro poco prima della pausa, seppur in uno svantaggio già pesante. Un episodio capace, come spesso accade, di alterare gli equilibri psicologici di una gara e di generare un malcontento che si protrae ben oltre i novanta minuti. Le dichiarazioni di De Rossi, infatti, vanno inserite in questo contesto di delusione sportiva aggravata dalla sensazione di un'ingiustizia subita. D'altronde, quando le spiegazioni ufficiali, giunte a freddo, sconfessano in modo netto quanto visto in campo, il rischio è quello di alimentare una sfiducia crescente verso gli strumenti tecnologici introdotti proprio per aumentare l'equità delle decisioni. Il caso, per quanto circoscritto a un singolo scontro di gioco, solleva interrogativi sulle procedure di intervento e sulla coerenza applicativa, elementi fondamentali per la credibilità dell'intero sistema arbitrale.




