La riscossa dei socialisti americani passa dal Michigan: El-Sayed vince le primarie democratiche per il Senato
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Redazione Esteri
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Ha vinto per meno di un punto percentuale, ma quel margine così stretto potrebbe rappresentare un terremoto politico destinato a ridefinire gli equilibri del Partito Democratico in vista delle elezioni di midterm di novembre.
Nelle primarie dello Stato del Michigan, Abdul El-Sayed, medico ed ex funzionario della sanità pubblica di 41 anni, ha battuto la deputata moderata Haley Stevens, infliggendo una sconfitta significativa all'establishment democratico e alle potenti lobby filoisraeliane che avevano investito decine di milioni di dollari per sostenere la sua avversaria.
La vittoria, arrivata solo nella mattinata di mercoledì dopo una lunga notte di spoglio, consegna a El-Sayed la possibilità di sfidare a novembre il repubblicano Mike Rogers per un seggio che potrebbe rivelarsi decisivo per il controllo del Senato.
La vittoria di El-Sayed e il primato storico dei Democratic Socialists of America
La strepitosa ascesa di El-Sayed, che nel 2018 perse le primarie per la carica di governatore del Michigan con un distacco di oltre 20 punti percentuali, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di crescita esponenziale dell'ala sinistra del partito. Solo poche settimane prima, durante il weekend del 4 luglio, i Democratic Socialists of America (DSA) avevano annunciato di aver superato quota 120.000 iscritti, un record storico che supera il precedente traguardo del 1912, quando il leggendario leader socialista Eugene Debs guidava il Socialist Party of America con 113.371 membri. Questo dato, seppur ancora marginale rispetto ai 45 milioni di democratici registrati, testimonia la capacità di un movimento organizzato e disciplinato di esercitare un'influenza sproporzionata attraverso il sistema delle primarie.
Un risultato che scuote l'establishment democratico
La campagna di El-Sayed, che ha ricevuto il sostegno di figure di spicco del progressismo come il senatore Bernie Sanders e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, si è fondata su un programma decisamente di sinistra: "Medicare for All", la fine degli aiuti militari a Israele e una riforma radicale del finanziamento della politica.
Quest'ultimo punto ha assunto un rilievo centrale, considerando che i gruppi esterni a sostegno di Stevens hanno speso oltre 60 milioni di dollari, di cui almeno 30 milioni provenienti dall'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) e dalle sue affiliate, che hanno fatto di questa competizione il loro più grande investimento in una corsa elettorale.
Il senatore Chris Van Hollen, un altro esponente progressista che ha sostenuto El-Sayed, ha definito il risultato "un campanello d'allarme per l'establishment democratico di Washington", sottolineando la vittoria contro una macchina politica composta da insider della capitale e parte dell'establishment del Michigan.
La sfida di novembre e la difficile unità del partito
La vittoria di El-Sayed, sebbene strettissima (ha ottenuto meno dell'1% in più dei voti, con un margine di circa 15.000 schede su oltre 1,5 milioni di voti espressi), rappresenta una prova significativa per la teoria secondo cui i candidati populisti di sinistra possano vincere non solo nei distretti più liberal come New York o California, ma anche in uno Stato cruciale come il Michigan, definito "viola" per il suo equilibrio tra elettori democratici e repubblicani. Tuttavia, la strada verso novembre si preannuncia in salita.
La deputata Stevens, dopo aver riconosciuto la sconfitta in una telefonata con El-Sayed, ha dichiarato il suo sostegno al candidato, ma il partito si presenta diviso. Il candidato repubblicano Mike Rogers, che ha goduto dell'appoggio del presidente Donald Trump e ha potuto accumulare risorse durante le primarie in cui era l'unico in corsa, è già pronto a capitalizzare su queste divisioni, con il braccio elettorale repubblicano che ha già prenotato 45 milioni di dollari in pubblicità in Michigan per la campagna elettorale.
Il risultato finale deciderà il controllo del Senato e sarà il banco di prova definitivo per la nuova ondata progressista.
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