L'Antitrust allarga l'indagine su Meta per l'integrazione di Meta AI in WhatsApp

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di ampliare, con un provvedimento dello scorso 25 novembre, il perimetro dell'istruttoria già avviata nel mese di luglio contro Meta, la società capofila di un impero che include Facebook, Instagram e il popolare servizio di messaggistica WhatsApp. Questo nuovo passo formale, che si configura come un procedimento cautelare, concentra la sua attenzione sulle condizioni contrattuali denominate "WhatsApp business solution terms", la cui introduzione risale allo scorso 15 ottobre, e sull'integrazione forzata degli strumenti di intelligenza artificiale Meta AI all'interno dell'applicazione. L'ipotesi di lavoro dell'Antitrust, la quale si muove su un terreno già battuto da altre autorità europee come dimostra una recente sanzione inflitta in Spagna per pratiche di concorrenza sleale a danno dell'editoria, è che tali mosse tecniche e contrattuali possano tradursi in un abuso di posizione dominante, soffocando la libera competizione in un settore cruciale come quello dei servizi di AI Chatbot.

Il cuore della disputa: l'accesso alla piattaforma

Al centro della vertenza, come evidenziato da un esposto presentato dal Codacons e poi fatto proprio dall'Autorità, vi è la sostanziale preclusione, per gli sviluppatori terzi, di distribuire i propri chatbot attraverso l'ecosistema di WhatsApp. L'integrazione profonda e predefinita di Meta AI, che gli utenti non hanno la facoltà di disinstallare o rimuovere dall'applicazione, crea infatti un muro invalicabile per le altre aziende che operano nello stesso campo. Questa condotta, stando a quanto sostengono i giudici antitrust, finisce per limitare in maniera indebita la produzione, gli sbocchi commerciali e lo sviluppo tecnico del mercato, impedendo a prodotti concorrenti di raggiungere quella vastissima platea di utenti che utilizza quotidianamente la piattaforma di messaggistica.

Le implicazioni per il mercato

La strategia perseguita da Meta, che lega indissolubilmente l'uso del suo servizio di comunicazione all'adozione del suo assistente digitale, rischia di alterare gli equilibri competitivi in un settore, quello dell'intelligenza artificiale, che è ancora in una fase di forte espansione e definizione. L'Autorità osserva come queste pratiche, se non adeguatamente contrastate, possano portare a una concentrazione del potere di mercato nelle mani di un unico soggetto, il quale, forte della sua posizione dominante in un mercato affine, come è appunto quello della messaggistica istantanea, può determinare in modo unilaterale le sorti di un altro mercato, quello emergente dei chatbot. Si tratta di una dinamica che, secondo i principi del diritto europeo della concorrenza, costituisce una violazione delle norme a tutela della libera iniziativa economica.

Il contesto normativo e le prospettive

La decisione dell'Agcm si inserisce in un contesto di attenzione sempre più stringente da parte dei regolatori europei nei confronti delle grandi piattaforme digitali, spesso accusate di sfruttare la loro forza in un determinato settore per acquisire un vantaggio sleale in altri. L'allargamento dell'indagine, che va a esaminare non solo l'installazione obbligatoria del software ma anche le clausole contrattuali che di fatto impediscono l'accesso ai concorrenti, rappresenta un segnale chiaro della volontà di applicare con rigore le norme antitrust. L'obiettivo è prevenire che condotte di questo tipo, le quali potrebbero apparire come mere scelte di sviluppo prodotto, possano in realtà nascondere delle distorsioni della concorrenza in grado di danneggiare, in ultima analisi, l'innovazione e le scelte finali dei consumatori.

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