Pasqua, nell’uovo l’aumento dei prezzi: i prodotti tipici salgono del 6,5%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre le vetrine delle pasticcerie si riempiono di coniglietti di cioccolato e l’aria si carica del profumo di colombe e pastiere, la sorpresa più amara di questa Pasqua potrebbe non essere quella nascosta dentro l’uovo, ma quella che compare sullo scontrino. Che sia fondente, al latte, bianco o farcito al pistacchio, il cioccolato pasquale quest’anno costa di più. E non è solo questione di golosità: secondo i dati dell’Osservatorio Federconsumatori Toscana, i prodotti tradizionali legati alla festività registrano un rincaro medio del 6,5% rispetto al 2024, un aumento che rischia di pesare sulle tavole degli italiani.

A Rimini, dove le imprese artigiane del settore dolciario sono 246, il fermento è palpabile. Tra uova decorate e dolci regionali, i pasticceri lavorano a ritmo serrato per soddisfare le richieste di clienti e strutture ricettive, cercando di contenere gli effetti dell’inflazione senza rinunciare alla qualità. Nonostante gli sforzi, però, il boom di domande non basta a compensare l’impennata dei costi delle materie prime, che si riflette inevitabilmente sui listini.

A Terni, dove la tradizione pasquale resiste nonostante le difficoltà, i negozi del centro hanno registrato un’intensa attività nelle settimane precedenti le feste. Dai lievitati alle pizze di formaggio, passando per le specialità dolciarie, i commercianti hanno cercato di ammortizzare i rincari, offrendo prodotti artigianali a prezzi comunque più accessibili rispetto alla grande distribuzione. Una scelta che, se da un lato ha permesso di preservare la filiera locale, dall’altro ha messo in luce le tensioni di un mercato sempre più condizionato dai costi energetici e logistici.

In Sicilia, intanto, il comparto dolciario conferma la sua eccellenza, con oltre 7.000 imprese attive, di cui più di 5.000 a conduzione artigianale. Ma anche qui, tra maestri pasticceri e gelatai, la crisi di manodopera rischia di compromettere un settore che da sempre rappresenta un’eccellenza del Made in Italy. Se la qualità rimane inarrivabile, la carenza di lavoratori specializzati – unita all’aumento dei prezzi delle materie prime – potrebbe costringere molte botteghe a ridimensionare la produzione, con ripercussioni su un indotto che vale milioni di euro.

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