Il capo della Cia a Mosca per avvertire Putin: "Niente attacchi ai Paesi Nato"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La visita a sorpresa del direttore della Cia, John Ratcliffe, nella capitale russa, avvenuta lo scorso martedì, aveva un obiettivo preciso e tutt'altro che "semi-routine", come aveva invece lasciato intendere il presidente americano Donald Trump.

Secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal e da Politico, che citano fonti anonime informate dei fatti, Ratcliffe si è recato a Mosca per intimare alla Russia di non attaccare i Paesi membri della Nato, con un avvertimento particolarmente mirato nei confronti delle repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania.

L'incontro, che ha segnato la prima visita nota del capo dell'agenzia di Langley in Russia, si inserisce in un clima di crescente tensione, alimentato da nuove valutazioni dell'intelligence statunitense secondo le quali il presidente Vladimir Putin potrebbe essere tentato di mettere alla prova la coesione e la determinazione dell'alleanza atlantica.

L'allarme dei servizi segreti e il precedente del 2021

L'avvertimento del capo della Cia non è scaturito dal nulla. I funzionari americani, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, temono che la Russia, messa in difficoltà sul fronte ucraino e sotto pressione interna, possa ricorrere a un attacco limitato contro uno dei membri dell'alleanza nel corso dei prossimi anni. Lo scenario ipotizzato è variegato e spazia da un massiccio attacco informatico a una vera e propria incursione terrestre su piccola scala, con i Paesi baltici che rappresenterebbero il bersaglio più probabile.

La missione di Ratcliffe richiama inevitabilmente alla memoria il viaggio compiuto a Mosca nel novembre 2021 dal suo predecessore, William Burns, che all'epoca si era recato nella capitale russa per mettere in guardia Putin dai rischi di un'invasione dell'Ucraina, un monito che purtroppo non sortì l'effetto sperato.

Il messaggio di Trump e il ruolo del Cremlino

Nonostante la portata dell'evento, il presidente Trump ha cercato di ridimensionare l'importanza del viaggio, definendolo in un'intervista radiofonica con il commentatore conservatore Glenn Beck una visita "semi-routine" e smentendo le ipotesi di un legame con le minacce militari della Russia. "Ora potrebbe uscirne qualcosa", ha aggiunto Trump, riferendosi alla possibilità di una svolta nei negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina.

Di diverso avviso sono le fonti dei media statunitensi, che descrivono l'incontro come un passaggio fondamentale per ripristinare un canale di comunicazione diretto con Mosca in un momento di grave crisi internazionale. Dal canto suo, il Cremlino ha confermato i contatti tra Ratcliffe e i rappresentanti dei servizi di intelligence russi, precisando però che non vi è stato un faccia a faccia con il presidente Putin, il quale è stato comunque informato dei contenuti dei colloqui.

La pressione sull'Iran e le scorte di armi occidentali

Il viaggio di Ratcliffe non si è limitato al solo dossier Nato. Secondo quanto riferito da Politico, il direttore della Cia ha colto l'occasione per esercitare pressioni sulla Russia affinché riduca il proprio sostegno militare ed economico all'Iran, compresa la condivisione di armi e tecnologie per la difesa. Una richiesta che si inserisce nel contesto delle tensioni in Medio Oriente e delle minacce statunitensi di inasprire le sanzioni.

A complicare ulteriormente il quadro, secondo le analisi del Wall Street Journal, vi è la carenza di munizioni critiche in Occidente, i cui stock sono stati ridotti sia dagli ingenti invii di armi all'Ucraina che dalle esigenze del conflitto in Iran. Una situazione che potrebbe spingere Mosca a valutare mosse avventate, approfittando della momentanea difficoltà logistica degli alleati atlantici.

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