Brambilla denuncia nuove minacce dopo il voto sul ddl caccia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Michela Vittoria Brambilla ha presentato una seconda denuncia alla Procura per le minacce ricevute online dopo il voto sul ddl caccia, annunciando di non voler interrompere la battaglia contro il provvedimento. La parlamentare di Noi moderati ha spiegato di aver denunciato nuove aggressioni verbali e intimidazioni considerate sempre più gravi per la propria sicurezza e incolumità, arrivate dal mondo della caccia dopo la sua posizione contraria al testo approdato alla Camera in seguito al via libera del Senato. «Non si ferma l'ondata di minacce, ma non mi fermo neanch'io», ha dichiarato Brambilla, ribadendo la volontà di proseguire il confronto sul tema.

La denuncia dopo il confronto sul ddl caccia alla Camera

La nuova denuncia presentata da Brambilla arriva mentre il disegno di legge sulla caccia è al centro del dibattito parlamentare. La deputata ha collegato le minacce ricevute alla sua opposizione al testo che modifica la normativa vigente sulla tutela della fauna selvatica e sulla disciplina dell’attività venatoria. Secondo Brambilla, la violenza verbale emersa nelle reazioni online rappresenta un elemento grave del confronto e ha affermato che questo tipo di aggressioni qualifica il mondo venatorio, criticando chi considera la caccia un’attività legata al divertimento attraverso l’uccisione di animali.

Durante le audizioni in commissione Agricoltura alla Camera, associazioni ambientaliste e animaliste hanno espresso una posizione contraria al disegno di legge. Tra le realtà intervenute vengono indicate Wwf, Lipu, Enpa, Legambiente, Oipa, Lac e Gaia, che hanno chiesto di fermare il provvedimento ritenendolo non coerente con la tutela della fauna selvatica. Brambilla ha sottolineato che la battaglia per gli animali non appartiene a una sola area politica, pur essendo una parlamentare della maggioranza che ha presentato il testo.

Le critiche alla figura del cacciatore come bioregolatore

Nel corso delle audizioni alla Camera è stata contestata anche una delle principali teorie alla base del ddl caccia, cioè il ruolo del cacciatore come possibile bioregolatore. Secondo numerosi esperti ed esponenti delle associazioni ambientaliste e animaliste ascoltati in commissione Agricoltura, questa impostazione non avrebbe fondamento scientifico e il provvedimento in discussione a Montecitorio non contribuirebbe né alla tutela dell’agricoltura né alla gestione della fauna selvatica.

Le organizzazioni contrarie alla riforma hanno quindi chiesto lo stop del disegno di legge, sostenendo che le modifiche alla legge n. 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica e sull’attività venatoria non offrirebbero soluzioni adeguate. Il confronto resta concentrato sulle diverse interpretazioni del rapporto tra caccia, ambiente e gestione degli animali selvatici, con posizioni opposte espresse durante il percorso parlamentare del testo.

Il confronto pubblico tra associazioni e sostenitori della riforma

Nel dibattito sul ddl caccia è intervenuto anche il mondo favorevole alla riforma, con una posizione critica verso alcune contestazioni arrivate dagli ambienti ambientalisti. In particolare, viene citata una pubblicazione sul sito GognaBlog nella quale Greenpeace avrebbe espresso valutazioni sulla proposta di modifica della legge sulla caccia. Il testo critica le argomentazioni diffuse contro la riforma e sostiene che alcune immagini utilizzate nel dibattito non rappresenterebbero correttamente la realtà italiana.

Tra gli elementi contestati viene indicata la fotografia di un cervo morto utilizzata all’inizio dello scritto: secondo quanto riportato, si tratterebbe di un cervo coda bianca americano, una specie che non sarebbe presente in Italia e che non sarebbe mai stata osservata nel Paese neppure in uno zoo. Il caso si inserisce così in un confronto più ampio sulla riforma della caccia, tra chi difende il provvedimento e chi chiede invece di bloccarne l’approvazione.

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