Brambilla e ddl caccia, nuove minacce dopo la denuncia: «Non mi fermo»
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Redazione Interno
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Michela Vittoria Brambilla ha presentato una seconda denuncia alla Procura per le minacce ricevute online dopo il suo impegno contro il ddl caccia approdato alla Camera, mentre il confronto sulla riforma della legge venatoria entra in una fase decisiva. La deputata di Noi moderati ha denunciato nuove aggressioni verbali e messaggi sempre più gravi rivolti alla sua sicurezza e alla sua incolumità, ribadendo di non voler arretrare davanti alle intimidazioni. «Non si ferma l'ondata di minacce, ma non mi fermo neanch'io», ha dichiarato Brambilla, collegando gli episodi ricevuti sul web al clima acceso attorno al provvedimento sulla caccia.
La vicenda si inserisce nel più ampio scontro politico e sociale sulla riforma della legge 157/1992, il testo che disciplina la tutela della fauna selvatica e l'attività venatoria in Italia. Dopo il via libera del Senato, il ddl è arrivato alla Camera dove sono iniziate le audizioni in Commissione Agricoltura. Il confronto vede contrapposte le associazioni del mondo venatorio e quelle ambientaliste e animaliste, con posizioni molto distanti sulle conseguenze della riforma e sul ruolo dei cacciatori nella gestione della fauna.
Il confronto sul ddl caccia arriva alla Camera tra critiche e difese
Le audizioni alla Camera hanno portato al centro del dibattito la teoria secondo cui il cacciatore potrebbe svolgere un ruolo di “bioregolatore” degli equilibri ambientali. Numerosi esperti ed esponenti delle associazioni ambientaliste e animaliste ascoltati in Commissione Agricoltura hanno contestato questa impostazione, sostenendo che non avrebbe fondamento scientifico e chiedendo di fermare il provvedimento perché, a loro giudizio, non contribuirebbe né alla tutela della fauna selvatica né agli interessi dell’agricoltura.
Parallelamente, 57 associazioni ambientaliste hanno chiesto il coinvolgimento della Commissione Ambiente e hanno evidenziato possibili ricadute della riforma sulla biodiversità e sulla gestione della fauna selvatica. Al centro delle contestazioni ci sono gli effetti che il nuovo quadro normativo potrebbe produrre se il testo venisse approvato definitivamente dalla Camera. Il percorso parlamentare prosegue quindi in un clima di forte contrapposizione, con il mondo animalista che denuncia rischi per gli ecosistemi e i sostenitori della riforma che difendono la necessità di modificare le regole attuali.
La riforma della caccia e le posizioni contrapposte sul nuovo testo
Il dibattito sulla modifica della legge 157/1992 ha alimentato negli ultimi mesi numerose discussioni sui media e sui social network. Da una parte, il mondo venatorio sostiene che molte critiche diffuse in rete siano basate su informazioni errate. L’avvocato Lorenzo Bertacchi, dell’ufficio legale di Federcaccia, ha affrontato le principali contestazioni definendole “fake news” e ha sostenuto che non esisterebbe una legge definibile come “sparatutto”.
Secondo questa posizione, le uniche nuove specie inserite nel provvedimento sarebbero il piccione di città e l’oca selvatica, specie già cacciabili in tutta Europa. La difesa del testo punta quindi a ridimensionare le accuse rivolte alla riforma e a chiarire alcuni aspetti contestati dalle associazioni contrarie. Il nodo principale resta però il diverso approccio alla gestione della fauna: mentre i sostenitori del ddl attribuiscono alla caccia una funzione di regolazione, gli oppositori ritengono che tale impostazione non sia sostenuta da basi scientifiche.
La settimana in Commissione Agricoltura alla Camera potrebbe diventare un passaggio determinante per il futuro della riforma della caccia in Italia. Intanto lo scontro resta aperto anche sul piano pubblico, con la denuncia di Michela Vittoria Brambilla che aggiunge un ulteriore elemento di tensione a una discussione già caratterizzata da forti divisioni. Il percorso parlamentare del ddl continuerà quindi tra audizioni, valutazioni politiche e il confronto tra chi sostiene la revisione delle norme sulla caccia e chi chiede di bloccare il provvedimento.




