La Lega lametina a Messina per “l’Ora del Ponte”: “Infrastruttura strategica per lo sviluppo del Paese”
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Redazione Interno
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Nel pomeriggio del 28 marzo, la città dello Stretto si è trasformata in un palcoscenico politico di primo piano, con la manifestazione “l’Ora del Ponte” che ha richiamato migliaia di cittadini, amministratori locali e rappresentanti istituzionali. Tra questi, un ruolo di rilievo è stato giocato dalla delegazione della Lega lametina, la quale – attraverso una nota ufficiale diffusa al termine dell’evento – ha voluto sottolineare come l’adesione fosse motivata dalla convinzione che l’infrastruttura rappresenti un tassello fondamentale per il rilancio economico del Paese. Sul palco, a catalizzare l’attenzione, sono saliti i vertici del partito: il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, affiancato dal sottosegretario Claudio Durigon e dal deputato Domenico Furgiuele, a testimonianza di una mobilitazione che ha visto confluire a Messina esponenti leghisti provenienti da ogni regione d’Italia. L’atmosfera, carica di attese, lasciava intendere come l’appuntamento fosse stato concepito non solo per sostenere un’opera, ma per rilanciarne l’urgenza nel dibattito pubblico.
L’appello di Siracusano: un Sud protagonista
A spezzare la liturgia degli slogan, è stata la voce della sottosegretaria Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia, che dal palco ha tracciato un cambio di paradigma nel rapporto tra il Mezzogiorno e le grandi opere. «Con il Ponte sullo Stretto di Messina noi vogliamo un Sud migliore, un Sud più forte, un Sud che si candida a essere motore di sviluppo dell’intero Paese»: con queste parole, cariche di ambizione politica, Siracusano ha provato a ricucire lo strappo tra la narrazione dell’isolamento e quella di una rinascita possibile. Il suo intervento, calibrato per restituire centralità al territorio, si è inserito in un coro unanime tra i rappresentanti della maggioranza, i quali hanno utilizzato la piazza per ribadire che l’infrastruttura – spesso ridotta a mero simbolo di divisione – possa diventare il volano per un riequilibrio delle disparità storiche tra Nord e Sud. Nelle sue parole, non c’era solo la retorica dell’opera, ma l’esigenza di restituire dignità produttiva a una regione che chiede di essere protagonista e non più semplice spettatrice delle scelte nazionali.
Il “Ponte della Pace” secondo Salvini e le repliche dell’opposizione
Matteo Salvini, nel suo intervento, ha cercato di conferire all’opera una valenza quasi etica, lontana dalle strumentalizzazioni politiche che l’hanno accompagnata per decenni. «Se dovessi scegliere oggi lo chiamerei “il ponte della Pace” e spero che duri secoli» ha dichiarato il ministro, cercando di nobilitare il progetto attraverso una simbologia universale. Al suo fianco, il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, ha raccolto il testimone con una citazione d’effetto – «il Ponte “s’ha da fare”» – evocando un immaginario di determinazione che ha scaldato i manifestanti. Tuttavia, l’eco della manifestazione non è rimasta confinata al palco. Sul fronte opposto, le dichiarazioni di Salvini hanno subito sollevato reazioni pungenti: l’esponente di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha infatti rilanciato con una stoccata ironica sull’impegno del ministro in materia ambientale («Con lui più alberi che persone»), riaccendendo la polemica sui costi ambientali e sulla sostenibilità di un’opera le cui valutazioni tecniche restano al centro del conflitto tra governo e opposizioni.
Tempistiche e numeri: l’annuncio di Ciucci
A fornire il dato più concreto, nel fermento della piazza, è stato l’ad della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, il quale ha scandito i tempi di un iter che, dopo anni di stop and go, sembra aver imboccato la fase esecutiva. Alla folla – composta da oltre mille persone secondo le stime degli organizzatori, sebbene le presenze siano state oggetto di differenti valutazioni – Ciucci ha assicurato che l’avvio dei cantieri è previsto entro settembre, qualora gli ultimi passaggi burocratici vengano superati senza intoppi. L’orizzonte temporale indicato per il completamento dell’opera, ha precisato, è di otto anni: una finestra che, se confermata, segnerebbe la fine di un’attesa lunga quanto controversa. Per i sostenitori presenti, quell’annuncio rappresentava la traduzione in calendario di una promessa politica; per i critici, invece, restava l’ennesimo esercizio di ottimismo privo di copertura finanziaria certa. Intorno a questi due poli si è giocata, nel pomeriggio messinese, la partita più vera: quella tra la volontà di dare un segnale tangibile al territorio e la consapevolezza che il destino dell’infrastruttura si deciderà, più che nelle piazze, nei tavoli ministeriali e nelle aule di giustizia amministrativa.




