Drake pubblica tre album a sorpresa e nei ringraziamenti cita anche i Bts
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La strategia, se di strategia si può parlare, è tanto inedita quanto massiccia: Drake, il rapper canadese che ormai da anni domina le classifiche con un mix inconfondibile di melodia e attitudine street, ha deciso di rompere ogni schema abituale dell’industria musicale. Nella notte tra il 14 e il 15 maggio, infatti, l’artista ha rilasciato non uno, bensì tre album contemporaneamente, per un totale di quarantatré tracce che si sviluppano in centoquarantanove minuti di musica. Un’operazione che ricorda, per l’effetto sorpresa e la mole di materiale, certe uscite a getto continuo tipiche della trap americana più sperimentale, ma che nel caso di Drake assume i contorni di un vero e proprio evento editoriale.
Iceman, Habibti e Maid of Honour: tre dischi in una notte
I tre progetti si intitolano “Iceman”, “Habibti” e “Maid of Honour”. Il primo – “Iceman” – rappresenta il nono album in studio della sua carriera ed era atteso da tempo, complice anche una campagna promozionale che aveva incluso un livestream dedicato, il cui quarto episodio è andato in onda giovedì 14 maggio. Gli altri due, invece, sono arrivati a sorpresa: nessuna anticipazione, nessun annuncio ufficiale, nessun singolo estratto preventivamente. Si tratta, rispettivamente, del decimo e dell’undicesimo lavoro in studio di Drake, quasi a voler rimarcare – con un gesto tanto plateale quanto concreto – che la sua vena creativa, lungi dall’essersi esaurita, anzi produce fiumi di parole e beat ininterrotti.
Collaborazioni stellari e il primo lavoro dopo lo scontro con Kendrick Lamar
All’interno di questi quarantatré brani, il rapper canadese si è circondato di nomi pesanti del panorama hip hop contemporaneo: da Future a 21 Savage, passando per Central Cee, giusto per citare alcuni dei tanti colleghi con cui ha condiviso il microfono. La pubblicazione simultanea, va detto, arriva a distanza di quasi due anni dal suo ultimo album in studio, “For All the Dogs” (2023), e rappresenta il primo progetto discografico rilevante dopo la celebre scaramuccia verbale con Kendrick Lamar, un confronto che aveva tenuto banco nel 2024 tra rime dirette e sottintesi poco velati. Se quella vicenda aveva lasciato più d’uno con l’amaro in bocca, questi tre dischi sembrano voler ribadire che il peso specifico di Drake, nell’economia della musica globale, resta inattaccabile.
Un dettaglio curioso: nei ringraziamenti spunta il nome dei Bts
Tra le centinaia di nomi che popolano i crediti e i ringraziamenti disseminati nei booklet digitali, uno ha colpito particolarmente gli osservatori più attenti: quello dei Bts, la boy band sudcoreana che ha ridefinito i confini del pop mondiale. Non è chiaro se si tratti di un omaggio, di una citazione ironica o di un reale riconoscimento per l’influenza esercitata dal gruppo di Seul, ma il dato fattuale è che il rapper canadese ha voluto esplicitamente menzionarli. Un gesto che, in un’epoca di confini musicali sempre più labili, conferma la capacità di Drake di muoversi tra generi e pubblici diversi senza mai perdere di vista il proprio baricentro.




