Mutui e finanziamenti, cosa cambia davvero dopo il rialzo dei tassi Bce
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La Banca centrale europea ha alzato di nuovo il costo del denaro, e per chi ha un prestito in corso o sta valutando di accenderne uno la domanda è sempre la stessa: quanto mi costerà? La risposta, come spesso accade in materia di politica monetaria, non è univoca. Il rialzo di 25 punti base deciso dal Consiglio direttivo riunito a Berlino porta il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 2,90%, con effetto dal 16 settembre.
Si tratta della seconda stretta dell'anno, dopo quella di giugno e la pausa di luglio, e arriva mentre l'inflazione dell'area euro ad agosto ha toccato il 3,3%, il livello più alto dal settembre 2023.
L'impatto sulle rate dei mutui variabili
Per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso variabile, la conseguenza è quasi automatica: la rata mensile sale, perché il parametro di riferimento segue l'andamento dei tassi. La fascia di finanziamento più richiesta in Italia per l'acquisto di abitazioni si colloca tra i 125mila e i 150mila euro, con una durata media di 25 anni. Su queste cifre, l'aumento dello 0,25% si traduce in un aggravio compreso tra 15 e 25 euro al mese, vale a dire tra 180 e 300 euro su base annua per famiglia. Chi invece ha scelto un tasso fisso resta riparato dai rincari, almeno fino alla scadenza del contratto.
Secondo i dati dell'osservatorio MutuiOnline, ad agosto il Tan medio dei mutui variabili a 20 e 30 anni si attestava al 2,80%, mentre quello del tasso fisso era salito al 3,46%: ipotizzando un trasferimento integrale dei 25 punti base, il variabile salirebbe al 3,05%, riducendo il divario con il fisso da 66 a 41 punti base.
Prestiti alle imprese e crediti in essere
Il discorso si allarga inevitabilmente al mondo delle piccole imprese, dove il credito rappresenta spesso la linfa vitale per la gestione ordinaria. Secondo Confesercenti, se il rialzo fosse trasferito integralmente dalle banche al costo dei finanziamenti, sui circa 93 miliardi di euro di credito attualmente in essere per le attività con meno di 20 addetti l'onere aggiuntivo sarebbe pari a 460 milioni di euro su base annua.
Un peso che si somma a una tendenza già in atto: dal gennaio 2019 al giugno 2026 lo stock di credito alle piccole imprese è progressivamente diminuito, segno di un accesso al finanziamento che si fa via via più selettivo. La Fabi ha sottolineato come l'aumento del costo del denaro possa tradursi in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un prestito, con un effetto particolarmente evidente proprio sulle rate dei nuovi contratti.
Le previsioni economiche della Bce
Le nuove proiezioni degli esperti dell'Eurotower indicano un'inflazione complessiva media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028; la stima per l'anno in corso resta invariata rispetto all'esercizio di giugno, mentre quelle per i due anni successivi sono state riviste al rialzo.
Quanto al prodotto interno lordo dell'Eurozona, la crescita è attesa allo 0,9% nel 2026, all'1,4% nel 2027 e all'1,5% nel 2028: le previsioni per il 2026 e il 2027 sono state corrette verso l'alto, dallo 0,8% allo 0,9% e dall'1,2% all'1,4%, riflettendo una capacità di tenuta dell'economia superiore alle attese, mentre per il 2028 la stima è stata ridimensionata dal 2% all'1,5%.
La Bce precisa che le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita economica, e che il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sui prezzi, che dovrebbero mantenersi ben al di sopra dell'obiettivo del 2% per un periodo prolungato.
Rendimenti dei titoli di Stato ai massimi
Sul fronte dei mercati obbligazionari, la decisione ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona ai massimi di giornata e ai livelli più alti da diversi anni. Il rendimento del Bund decennale tedesco, benchmark di riferimento, si è spinto al 3,49%, soglia che non si vedeva dall'aprile 2011; il BTp benchmark con scadenza 1 luglio 2036 è salito al 4,35%, ai massimi da novembre 2023, con il differenziale rispetto ai titoli tedeschi a quota 86.
I Bonos spagnoli hanno toccato il picco dal 2023 al 3,95%, mentre gli Oat francesi a 10 anni rendono il 4,39% sui massimi dal 2008 e i titoli olandesi sono al top dal 2011 al 3,56%. Sullo sfondo pesa anche l'attesa per i dati sui prezzi al consumo americani di agosto. La presidente Christine Lagarde ha precisato che la decisione è stata unanime e l'ha definita "scontata", aggiungendo che il Consiglio direttivo non ha discusso alcun possibile percorso futuro dei tassi e che le prossime mosse saranno stabilite riunione per riunione.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
