Domenica In, l’addio silenzioso di Teo Mammucari dopo la lite con Mara Venier

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La puntata del 22 marzo di “Domenica In” si è aperta con una messa in scena che, per chi segue il dietro le quinte del varietà domenicale di Rai 1, aveva il sapore inequivocabile di una epurazione consumata a tavolino. Mara Venier, che da mesi condivideva il palco con un trio fisso di co-conduttori, si è presentata in solitaria nell’apertura della trasmissione, un dettaglio che il pubblico attento ha colto immediatamente trasformandolo in un caso social. Non c’era traccia del consueto ingresso corale: assenti il giornalista Tommaso Cerno, il wedding planner Enzo Miccio e, soprattutto, il comico Teo Mammucari, protagonista sette giorni prima di un acceso faccia a faccia con la conduttrice. Il cambiamento del rituale di avvio, studiato per evitare ulteriori imbarazzi, ha di fatto certificato una rottura che sembrava ormai inevitabile dopo le tensioni accumulate nelle scorse settimane.

Lo scontro in diretta e la reazione della conduttrice

Tutto ha avuto origine nella puntata del 15 marzo, quando Mammucari finì al centro di due episodi che fecero infuriare la Venier. Il primo, una gag durante l’intervista all’attore Peppe Iodice, in cui il comico minimizzò il lavoro dell’ospite suggerendo di mandarlo via per far spazio a “cose più importanti”. Il secondo, più grave agli occhi della conduttrice, avvenne durante i titoli di coda: mentre Mara Venier stava omaggiando un cameraman storico in procinto di andare in pensione dopo 38 anni di carriera, Mammucari fece irruzione con un cartello che recitava “Grazie a tutti, ci vediamo domenica prossima”, strappando la scena a un momento che la conduttrice considerava sacro. La reazione di Venier fu immediata e durissima: strappandogli il cartello dalle mani, lo apostrofò in diretta con un secco “Sei un pirla, non capisci i momenti!”. Un rimprovero che, secondo indiscrezioni, sarebbe proseguito con toni ancor più accesi nel backstage, tanto da portare la conduttrice a porre un vero e proprio aut aut sulla presenza del comico nei suoi spazi.

L’apertura in solitaria e l’assenza dei “tre moschettieri”

La decisione di aprire la puntata senza il cast fisso è stata letta dal pubblico social come una scelta diplomatica della produzione, volta a gestire il “caso Mammucari” senza alimentare ulteriori polemiche. Su X, il cambiamento non è passato inosservato: “Oggi niente apertura con i co-conduttori? Che strano”, ha scritto un utente, mentre un altro ha ironizzato con un “Ma li ha fatti sparire tutti?”. In realtà, la presenza del comico romano nella puntata del 22 marzo è stata ridotta al lumicino: una comparsa lampo sul finale, quando Venier lo ha accolto con un “Ah eccoti, ma che fine avevi fatto?” – una frase che, data la situazione, suonava più come una presa d’atto della sua marginalizzazione che come un vero benvenuto. Enzo Miccio, invece, era effettivamente assente perché impegnato a Bali per un matrimonio, come lui stesso aveva mostrato sui social, mentre Tommaso Cerno è riapparso più avanti per il consueto spazio di attualità.

Le ragioni di un progetto nato con i presupposti sbagliati

La frattura, per chi ha seguito l’evoluzione di questa cinquantesima edizione, era in realtà scritta fin dall’inizio. Il tentativo di creare una conduzione “corale” affiancando a Mara Venier tre personalità così forti e diverse – l’ironia irriverente di Mammucari, la competenza mondana di Miccio, l’analisi pungente di Cerno – si è rivelato un esperimento difficile da governare. Se Cerno e Miccio sono riusciti a ritagliarsi spazi ben definiti e spesso marginali, Mammucari – vero animale da palcoscenico abituato a essere protagonista – ha faticato a trovare una collocazione. Isolato in giochi come il Tabellone o la Cassaforte, il suo spazio si è andato costantemente restringendo, lasciandolo in un “eterno limbo” aggravato da un disimpegno autoriale che ne ha messo in luce le contraddizioni. La gaffe a fine puntata è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già al limite, mettendo in luce i limiti di una fusione a freddo tra stili e ritmi incompatibili.

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