Fiat, la nuova Grande Panda “turbo 100” punta tutto sulla benzina e sul cambio manuale
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Redazione Economia
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Le certezze della vita quotidiana, quelle fatte di traffico al lunedì mattina, di code in autostrada ad agosto, persino del Wi-Fi che abbandona la call proprio nel momento più critico, le conosciamo tutti. Ecco, tra queste, per decenni c’era anche il cambio manuale accanto a una Panda. Poi, con l’arrivo dell’ultima generazione, era sembrato finito in archivio, sacrificato (almeno nelle intenzioni) sull’altare di un’elettrificazione sempre più pervasiva e di un’ibridazione ritenuta ormai obbligatoria. Invece, Fiat ha deciso di rivedere i piani, lanciando una variante finora attesa dal pubblico più tradizionalista.
Il ritorno della tre pedali che rafforza il dominio nel segmento B
La Casa torinese amplia la gamma della sua best-seller e lo fa da assoluta leader di mercato. Nel primo quadrimestre del 2026, il modello ha conquistato 16.900 immatricolazioni, piazzandosi al primo posto nel segmento B berlina e addirittura al terzo nella classifica assoluta italiana, trainato finora dalle versioni ibride ed elettriche. L’offerta– che mira a coprire ogni esigenza – si articola ora su tre motorizzazioni distinte. Accanto alla versione mild hybrid 48 volt da 110 cavalli (abbinata al cambio automatico a doppia frizione eDCT) e a quella completamente elettrica da 83 kW (113 CV), debutta la nuova “Turbo 100”. Si tratta di un propulsore a benzina pura, privo di qualsiasi aiuto elettrico, che strizza l’occhio a chi cerca semplicità e un prezzo d’attacco più basso.
Sotto il cofano il nuovo tre cilindri a ciclo Miller
La meccanica, in questo caso, rappresenta il vero piatto forte. Sparito il vecchio PureTech, sostituito da un'unità profondamente aggiornata; Fiat ha lavorato su oltre il 70% dei componenti di questo tre cilindri da 1.2 litri. Tra le novità tecniche di rilievo spiccano la distribuzione a catena (più robusta della vecchia cinghia a bagno d’olio), l’iniezione diretta a 350 bar e l’adozione del ciclo Miller, studiato per privilegiare l’efficienza rispetto alla potenza pura. La turbina a geometria variabile, poi, aiuta a rendere la coppia di 205 Nm disponibile già a 1.750 giri, rendendo la vettura reattiva anche senza l’aiuto dell’elettrico. Lo stesso non si può dire dei consumi: durante i primi test su percorso misto (città ed extraurbano) il computer di bordo ha segnato una media intorno ai 6,5-7,3 litri ogni 100 km, un valore non esattamente ai vertici della categoria per una utilitaria moderna.
Prova su strada tra agilità cittadina e qualche rinuncia negli interni
Alla guida, la nuova arrivata convince per la prontezza di risposta, soprattutto in quella giungla urbana fatta di semafori e ripartenze. La frizione è leggera, il cambio a sei marce – sebbene con innesti non chirurgici – risulta ben manovrabile, mentre lo sterzo morbido la rende una compagna poco faticosa. L’assetto rimane quello morbido delle sorelle, anche se il ponte torcente posteriore tende a risentire delle buche più profonde, risultando un po’ secco rispetto alla concorrenza. Il rovescio della medaglia, però, arriva guardando la plancia nell’allestimento base “Pop”. Se da un lato il climatizzatore e la strumentazione digitale da 10 pollici sono presenti, dall’altro spicca l’assenza del display multimediale centrale (sostituito da un semplice supporto per lo smartphone), una rinuncia importante in un’epoca in cui la connettività è essenziale. Per avere il touchscreen da 10,25 pollici bisogna salire di livello, spendendo qualche migliaio di euro in più.
L’offerta commerciale punta tutto sulla promozione “da 14.900 euro”
Sul fronte economico, Fiat gioca la carta dell’aggressività. Il listino ufficiale della “Turbo 100” parte da 17.900 euro, ma al lancio, grazie a una promozione che combina rottamazione (fino a Euro 4) e finanziamento Stellantis, si scende a 14.950 euro. Le condizioni prevedono un anticipo di circa 3.000 euro, 35 rate da 129 euro e una maxi-rata finale. Con questa mossa, la Grande Panda va a insidiare il mercato delle rivali dirette, proponendosi come l’alternativa “vecchia scuola” (ma con meccanica nuova) a un mercato che sembrava aver dimenticato il piacere – o semplicemente la necessità – della terza pedale.




