Zelensky a Roma tra abbracci e accordi: a Cherkasy un bambino ucciso dai droni russi
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Redazione Interno
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Volodymyr Zelensky è tornato a Roma, e lo ha fatto in una delle fasi più delicate di questo conflitto che ormai si trascina da quattro anni. Il presidente ucraino, arrivato a Palazzo Chigi per il previsto faccia a faccia con Giorgia Meloni, ha ricevuto subito un segnale inequivocabile di continuità politica: un abbraccio caloroso, quasi studiato per trasmettere un’immagine di compattezza, quello della presidente del Consiglio, che davanti ai fotografi non ha esitato a ribadire – lo farà anche nei colloqui a porte chiuse – un “sostegno senza se e senza ma” a Kiev. Un’affermazione, quest’ultima, che arriva mentre sul terreno le cose si fanno, se possibile, ancora più cruente. Perché se la diplomazia viaggia su treni ad alta velocità tra le capitali europee, la guerra, come sempre, morde la carne dei civili.
Nelle scorse ore, un attacco di droni russi ha colpito la città ucraina di Cherkasy. Un bambino è morto. Altre dodici persone sono rimaste ferite. Più a sud, a Zaporizhzhia, un’altra vittima civile: una donna uccisa in quello che sembra essere l’ennesimo bombardamento mirato contro le infrastrutture residenziali. Nessuna rivendicazione formale da Mosca, nessuna precisazione su obiettivi militari nelle vicinanze. Solo il dato crudo delle bare che si moltiplicano, raccolto dalle agenzie e verificato dalle autorità locali. Sono fatti di cronaca nera, questi, che vanno raccontati con il rispetto dovuto al lutto: il giornalismo non insegue il sangue, ma lo registra per ricostruire le responsabilità giudiziarie future, quelle che un domani – magari all’Aja – qualcuno sarà chiamato a dimostrare.
Il bilaterale a Palazzo Chigi e l’incontro al Quirinale
Dopo le strette di mano e le dichiarazioni congiunte – in cui Meloni ha voluto sottolineare come “in gioco ci sia anche la sicurezza dell’Unione europea” – Zelensky si è trasferito al Quirinale. Lì ad attenderlo c’era il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, figura che in questi anni ha rappresentato per l’Ucraina un punto di riferimento istituzionale costante, meno esposto mediaticamente rispetto alla premier ma altrettanto fermo nel condannare l’aggressione russa. L’incontro, a quanto si apprende, si è svolto a porte chiuse, senza dichiarazioni immediate. Nessuna indiscrezione sui contenuti, ma l’asse Roma-Kiev sembra tenere: l’Italia, nonostante le fibrillazioni interne sulle spese militari, continua a fornire il suo pacchetto di aiuti, anche se in questa fase l’attenzione dei media è tutta concentrata sulla dimensione europea del viaggio di Zelensky.
Il tour europeo e il nodo tedesco: droni e missili Patriot
Prima della tappa romana, il presidente ucraino era a Berlino. Lì ha incontrato il cancelliere Friedrich Merz, siglando un partenariato strategico che ha dell’eccezionale: la Germania finanzierà la produzione di migliaia di droni per l’esercito ucraino, oltre a fornire centinaia di missili Patriot. Un cambio di passo notevole per Berlino, che per mesi ha tergiversato sugli armamenti pesanti. E poi c’è l’altra buona notizia, quella che arriva da Budapest. La sconfitta elettorale di Viktor Orban – il premier ungherese da sempre visto come il principale veto all’interno dell’Ue – ha spazzato via l’ultimo ostacolo al maxi-prestito comunitario da 90 miliardi di euro destinato a Kiev. Nessun annuncio ufficiale, ma negli ambienti diplomatici europei si respira un cauto ottimismo: i soldi, prima o poi, arriveranno.
La preoccupazione di Zelensky per l’asse Stati Uniti-Iran
Non tutto però è rose e fiori. In un passaggio informale durante la giornata romana, Zelensky avrebbe confidato ai suoi collaboratori una preoccupazione che – va detto – non è nuova, ma oggi si fa più acuta. Gli Stati Uniti, con Donald Trump alla Casa Bianca ormai da più di un anno, sembrano avere lo sguardo puntato altrove. Il conflitto con l’Iran, esploso con una violenza inaspettata nelle ultime settimane, assorbe gran parte delle attenzioni diplomatiche e militari di Washington. I nuovi aiuti americani, quelli che avevano fatto la differenza nelle fasi iniziali della guerra, oggi viaggiano a singhiozzo. E per un’Ucraina che cerca di resistere su un fronte di oltre mille chilometri, la distrazione degli Stati Uniti è un lusso che non ci si può permettere. Zelensky lo sa, e per questo stringe la mano a Meloni, abbraccia Merz, sorride con Mattarella. Perché l’Europa, almeno per ora, resta il suo vero baluardo.
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