Chiara Ferragni riprende il controllo del brand, ma la quota dello 0,2% resta un rischio
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Redazione Economia
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Chiara Ferragni ha annunciato, con un post su Instagram, di aver acquisito il 99% delle quote del suo marchio, diventandone per la prima volta azionista di maggioranza. «È la scelta di rimettere le mani sulla mia storia», ha scritto, sottolineando l’importanza di «guidare, decidere, cambiare» senza più delegare ad altri. Un passo che, se da un lato segna una svolta nella gestione del brand dopo mesi turbolenti – segnati dallo scandalo Balocco e dalla fine del matrimonio con Fedez –, dall’altro non la mette del tutto al riparo da possibili insidie legali.
La questione ruota attorno a quel residuale 0,2% rimasto in mano a Pasquale Morgese, ex socio di Fenice, la società che gestiva il marchio e che potrebbe presto cambiare nome. Una quota minuscola, ma che, secondo alcuni osservatori, potrebbe trasformarsi in una mina vagante. L’"effetto Morgese", come è stato definito, rappresenta un’incognita giuridica: benché marginale, quella partecipazione potrebbe infatti complicare eventuali operazioni future, limitando di fatto il controllo totale che Ferragni credeva di aver conquistato.
La vicenda riporta alla mente casi analoghi in cui una quota residuale, apparentemente irrilevante, ha condizionato interi assetti societari. Senza entrare nel merito di possibili sviluppi, resta il fatto che l’imprenditrice digitale, dopo aver costruito un impero fatto di collaborazioni internazionali, serie tv e un’immagine di successo apparentemente indistruttibile, si trova oggi a dover gestire non solo la rinascita del brand, ma anche le conseguenze di scelte passate.




