L'intelligenza artificiale e i lavori più a rischio, tra ansia e nuove competenze

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Immagina un grande carosello i cui sedili, che idealmente rappresentano i mestieri, sono talvolta contesi da un’intelligenza artificiale che tenta di occuparli. Quelle posizioni professionali che si basano su compiti ripetitivi, di natura testuale o facilmente prevedibili, appaiono infatti le più esposte alla concorrenza dei nuovi algoritmi. Al contrario, le professioni che traggono la propria linfa vitale dal contatto umano diretto, dalla capacità di prendere decisioni complesse in contesti imprevedibili o da un’interazione fisica e manuale con il mondo reale, sembrano per il momento godere di una certa stabilità, conservando il proprio posto in quel girotondo incessante che è il mercato del lavoro.

La GenAI Anxiety e l'incertezza delle nuove generazioni

In questo scenario in rapida evoluzione, prende forma un fenomeno psicologico e sociale definito come "GenAI Anxiety", uno stato di apprensione che non colpisce soltanto i giovani in procinto di entrare nel mondo professionale ma che si estende, in modo forse inaspettato, anche ai manager e alle figure dirigenziali. Le nuove generazioni, in particolare, si trovano a dover affrontare una competizione duplice: non soltanto contro i loro coetanei, ma anche contro sistemi di intelligenza artificiale sempre più raffinati, i quali sono ormai in grado di eseguire, con una precisione e una rapidità talvolta disarmanti, mansioni un tempo considerate di esclusivo appannaggio dell’intelletto e della creatività umana.

Ripensare la formazione dei dipendenti nell'era digitale

La necessità di adattarsi a questo nuovo ecosistema impone una riflessione profonda sui modelli di acquisizione e sviluppo delle competenze. L’inserimento efficiente di un nuovo dipendente, riducendo al minimo i tempi morti della formazione, è diventato un fattore competitivo di primaria importanza per le aziende, poiché ogni settimana aggiuntiva dedicata all’apprendimento si traduce in un corrispettivo calo di produttività. L’ascesa dell’intelligenza artificiale, da questo punto di vista, non rappresenta soltanto una minaccia ma si configura come un’opportunità concreta per accelerare i processi formativi e, al contempo, costruire un’efficienza organizzativa destinata a durare nel tempo.

I dati sull'adozione dell'IA nella formazione aziendale

A confermare questa tendenza, che vede la tecnologia sempre più integrata nei percorsi di crescita professionale, giungono i risultati di un sondaggio globale condotto nel 2024 da una società di consulenza. L’indagine ha rilevato che una percentuale significativa, pari al 44% dei dipendenti, utilizza già sistemi di apprendimento basati sull’intelligenza artificiale. D’altra parte, l’81% dei responsabili delle risorse umane ha dichiarato di stare già integrando, o di avere in programma di implementare a breve, tali tecnologie all’interno dei propri cicli di formazione aziendale, segnando una transizione ormai in atto.

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