Francia, la protesta degli studenti dilaga: scuole nel caos

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La protesta degli studenti in Francia si allarga alle università, agli insegnanti e ai sindacati, mentre migliaia di giovani continuano a manifestare contro il governo di Emmanuel Macron per le condizioni della scuola pubblica. Dopo tre settimane di mobilitazione, i cortei attraversano il Paese, accompagnati da blocchi degli istituti e scontri con la polizia. Al centro delle rivendicazioni ci sono la carenza di docenti, le aule sovraffollate e gli edifici scolastici degradati. I manifestanti chiedono investimenti straordinari da 10 miliardi di euro e interventi concreti per garantire condizioni di studio adeguate.

A Marsiglia studenti e insegnanti denunciano aule infestate dagli scarafaggi

Una delle testimonianze più significative arriva da Marsiglia, dove Diane Di Sciullo, insegnante di 28 anni, ha partecipato al corteo mostrando un cartello con una denuncia eloquente: «Sono un'insegnante e i miei studenti mi aiutano a catturare gli scarafaggi in classe». La docente ha raccontato a Reuters di avere quest'anno una classe di 37 alunni e di essere costretta, all'inizio delle lezioni, a chiedere ai ragazzi di cercare sedie e banchi liberi nelle altre aule. In alcune occasioni, tre studenti devono condividere lo stesso tavolo. L'episodio degli insetti risale alla sua precedente esperienza in un istituto di un quartiere cittadino, dove gli alunni partecipavano alla caccia agli scarafaggi durante le ore scolastiche.

Problemi analoghi sono stati denunciati nella periferia di Parigi. Nel liceo professionale Frédéric Bartholdi di Saint-Denis, gli studenti hanno raccontato di finestre rotte, mancanza di acqua e carta igienica, oltre alla presenza di ratti e insetti nei corridoi. Mathias Nicolle, diciottenne prossimo agli esami per il diploma, ha spiegato che studiare in quelle condizioni compromette la motivazione e la preparazione scolastica. La mobilitazione, partita dalle aree periferiche della capitale il 17 settembre, ha progressivamente coinvolto istituti di numerose regioni, trasformando le proteste locali in una contestazione nazionale contro la gestione dell'istruzione.

Dai licei alle università, cresce la pressione sul governo

Il movimento ha raggiunto anche gli atenei più prestigiosi, con studenti universitari, organizzazioni sindacali e personale scolastico schierati accanto ai liceali. Nella giornata del 6 ottobre, secondo Associated Press, oltre 266mila persone hanno partecipato alle manifestazioni in tutta la Francia, di cui 56mila nella capitale. I cortei hanno interessato anche Lille, Rennes, Nantes e Tolone. Le richieste comprendono 250mila posti universitari aggiuntivi, la ristrutturazione degli edifici e l'eliminazione dei meccanismi di selezione della piattaforma Parcoursup, utilizzata per l'accesso all'istruzione superiore.

La risposta dell'esecutivo non ha soddisfatto le organizzazioni studentesche. Il ministro dell'Istruzione Édouard Geffray ha annunciato un piano di emergenza che prevede l'arrivo di 3mila insegnanti supplenti, insieme a una revisione degli orari scolastici particolarmente pesanti. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha promesso ulteriori decisioni entro la fine del mese. Sabrine Kharbach, portavoce dell'Union Étudiante, ha ribadito che la mobilitazione proseguirà senza uno stanziamento adeguato, annunciando un'altra giornata nazionale di manifestazioni per martedì 13 ottobre. Il confronto riguarda anche il bilancio pubblico del 2027, sul quale pesano le pressioni per ridurre deficit e debito.

Scontri con la polizia, feriti e indagini sulle violenze

Le manifestazioni sono state segnate anche da episodi di violenza. A Bordeaux un istituto è stato parzialmente devastato, mentre a Saint-Étienne si sono verificati danneggiamenti e a Tolosa aggressioni contro il personale scolastico. Secondo i dati comunicati dalle autorità francesi, dall'inizio delle proteste sono rimasti feriti 215 studenti, 85 dipendenti del sistema educativo e quasi 800 appartenenti alle forze dell'ordine. Le organizzazioni per i diritti civili hanno denunciato interventi eccessivi della polizia, soprattutto nei confronti di manifestanti minorenni, chiedendo accertamenti sulle modalità di impiego dei dispositivi antisommossa.

Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha comunicato l'apertura di 18 indagini dell'organismo di controllo della polizia e la sospensione dell'utilizzo delle granate assordanti, dopo che un quindicenne ha perso una mano durante gli scontri a Lens. Sul piano politico, Marine Le Pen ha condannato le violenze e i danneggiamenti, mentre Jean-Luc Mélenchon ha sostenuto le rivendicazioni degli studenti criticando l'operato delle forze dell'ordine. Un sondaggio dell'istituto Elabe registra il sostegno del 72% degli intervistati alla legittimità delle richieste dei manifestanti, ma il 55% ritiene che le proteste debbano terminare.

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