Juventus-Como, il rimpianto di Spalletti e l’impresa di Fàbregas che riapre i discorsi europei
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Redazione Sport
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La domenica dello Stadium si è chiusa con un verdetto netto, un 2-0 che pesa come un macigno sulla stagione della Juventus, e che consegna al Como di Cesc Fàbregas – già proiettato verso obiettivi che a inizio anno sembravano utopia – una vittoria destinata a fare storia. Non è soltanto una sconfitta, quella incassata da Luciano Spalletti, ma il segnale più evidente di un cortocircuito tecnico e mentale che la squadra bianconera trascina ormai da settimane e che l'analisi di Andrea Stramaccioni, presente al Sinigaglia e poi intervenuto negli studi di Dazn, ha sezionato senza mezzi termini: questo, per l'allenatore toscano, rappresenta il momento più spinoso della sua gestione, un punto di non ritorno dopo l'eliminazione in Champions contro il Galatasaray e una classifica che improvvisamente non sorride più. Gli uomini di Fàbregas, dal canto loro, hanno rotto un digiuno che durava da quasi settantacinque anni, dall'1 aprile del 1951 quando un altro 2-0 (quell'anno finì 3-0 per i lariani) gelò i tifosi bianconeri di allora, e lo hanno fatto pure dovendo rinunciare al loro talento più cristallino, quel Nico Paz la cui assenza per squalifica sembrava poter ridimensionare le velleità lariane.
Se da un lato la squadra di Spalletti affonda nei propri fantasmi, ritrovandosi a fare i conti con errori individuali a ripetizione e una tenuta mentale venuta meno nei momenti cruciali della partita – ne ha parlato Ciro Ferrara, ex difensore e bandiera juventina, commentando a caldo la débâcle per Dazn e sottolineando come "tutto un altro mondo" sia improvvisamente piombato sulla continuità che sembrava ritrovata –, dall'altro il Como ha saputo costruire un'impresa che profuma di Europa. I ragazzi di Fàbregas, lanciatissimi verso un sogno che dopo questa impresa appare sempre più concreto, hanno interpretato la partita con la personalità delle grandi squadre, punendo i bianconeri con le reti di Vojvoda e Caqueret. Una vendetta, se vogliamo chiamarla così, servita fredda dopo un'attesa lunga quasi tre quarti di secolo, e che rilancia prepotentemente i lariani in una zona di classifica nobilissima.
La cura Fàbregas e lo smarrimento bianconero
Il paradosso di questa partita risiede tutto nella gestione dei due momenti tecnici. Da una parte un Como che, anche privo del suo faro argentino, ha dimostrato di avere interiorizzato alla perfezione i dettami del suo allenatore: possesso palla ragionato, ripartenze letali e una fase difensiva che ha imbrigliato le punte avversarie. La svolta di Fàbregas in panchina, del resto, è sotto gli occhi di tutti, e questa vittoria sul campo della Juventus – per quanto la classifica dica che i bianconeri, almeno fino a questa domenica, erano davanti – ne è la consacrazione definitiva. Per Spalletti, invece, la musica è ben diversa. Dopo l'entusiasmo iniziale e un periodo di risultati utili che avevano fatto dimenticare le difficoltà di avvio di stagione, la squadra è crollata rovinosamente. L'impressione, ribadita con forza da Stramaccioni nel suo intervento televisivo, è che questo sia lo scivolone psicologico più duro da assorbire, anche più dell'eliminazione europea, perché arriva in campionato contro un'avversaria diretta per certi traguardi e perché mette a nudo una fragilità di fondo difficile da correggere con i soli aggiustamenti tattici.
Una domenica da record nella storia lariana
Al di là delle considerazioni tecniche, la partita resterà negli almanacchi per il suo significato storico. Il 2-0 finale porta le firme di due giocatori simbolo di questa risalita, e il dato statistico è impressionante: l'ultima volta che il Como aveva espugnato il campo della Juventus, i numeri parlano di un 3-0 lontanissimo nel tempo, quando ancora non esistevano i campionati moderni e il calcio era un'altra cosa. Per i tifosi giunti da Como e per quelli che hanno gremito il settore ospiti, questa non è solo una vittoria, ma una pagina di storia che viene strappata e riscritta. I bianconeri, al contrario, si ritrovano sprofondati in una classifica che li vede ora appaiati o superati da diverse concorrenti, con la Roma che, forte di questo risultato, può guardare con rinnovata fiducia al prosieguo della stagione e al prossimo scontro diretto. Le parole di Ferrara, del resto, fotografano una realtà impietosa: quanto faticosamente costruito nelle settimane precedenti è andato perduto in un amen, e la sensazione è che per uscire da questa palude serva ben più di una semplice scossa.




