Sant’Efisio 2026, tra folla e devozione il dramma di una donna colta da malore prima della sfilata
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Redazione Interno
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Le vie di Stampace, ieri, si sono trasformate in un caleidoscopio vivente: colori, ricami d’altri tempi, gioielli antichi e quei copricapi che si tramandano come reliquie laiche di generazione in generazione. Era la 370esima festa di Sant’Efisio, e la processione – tra gruppi folk, cavalieri, confraternite e le immancabili traccas giunte da ogni angolo della Sardegna – offriva allo sguardo il suo spettacolo più autentico. Un patrimonio di identità e memoria collettiva che si riversa nel quartiere storico del santo, dove il passaggio del corteo rappresenta da sempre uno dei momenti più attesi e intensi della giornata. I volti, colti dalle fotografie che ritraggono la folla in preghiera e in festa, raccontano una devozione popolare che non accenna a spegnersi, fatta di riti antichi e di un pellegrinaggio che trova il suo culmine nei luoghi del martirio.
Il malore in via Santa Margherita, a pochi passi da piazza Yenne
Proprio mentre l’isola indossava i suoi abiti più belli, un dramma silenzioso ha segnato l’avvio della ricorrenza. Una donna di 55 anni, Elena Siddi – originaria di Sarroch – è stata colta da un malore mentre si stava dirigendo verso il punto di ritrovo del suo gruppo folk. Succede in via Santa Margherita, a due passi da piazza Yenne, cuore pulsante della movida cagliaritana. Lei doveva sfilare, indossare quei costumi che custodiva con cura, e invece il suo ha ceduto prima ancora di potersi unire alla processione. Un decesso che ha gettato nello sgomento i compagni di viaggio e tutti coloro che, proprio in quelle stesse ore, riempivano le strade per onorare il martire guerriero. Nessun dettaglio sulle cause del malore è stato diffuso, ma la notizia ha viaggiato rapida tra le vie del centro, mescolandosi ai canti e al profumo dell’incenso.
La memoria di Gaia Costa, la baby sitter travolta a Porto Cervo
Un altro fantasma, poi, ha attraversato la 370esima edizione della festa. Si è ricordata Gaia Costa, la 24enne di Tempio Pausania che l’8 luglio scorso – mentre attraversava sulle strisce pedonali in via Aga Khan a Porto Cervo, durante una pausa dal lavoro di baby sitter – è stata travolta da un suv. Alla guida c’era Vivian Spohr, manager tedesca e moglie dell’amministratore delegato di Lufthansa, Carsten Spohr. A febbraio le indagini sulla morte della giovane erano state ufficialmente chiuse, e proprio durante la processione di Sant’Efisio il suo nome è tornato a emergere in un omaggio silenzioso che la folla ha voluto tributare. Non un gesto plateale, ma la percezione diffusa che la memoria di chi se n’è andato in circostanze tanto controverse meritasse un posto anche in un giorno di festa collettiva.
Il simulacro prosegue verso Nora, tra assenza dei buoi e pellegrinaggio a spalla
Il secondo giorno di pellegrinaggio ha visto il simulacro di Sant’Efisio lasciare Cagliari per dirigersi verso i luoghi del martirio, scortato dai fedeli. Una notte, quella trascorsa a Sarroch, che ha portato con sé il peso di un’emergenza sanitaria non certo secondaria: la dermatite bovina ha imposto quest’anno la rinuncia al tradizionale carro trainato dai buoi. Al suo posto, prima i fedeli hanno portato il simulacro a spalla, poi un furgone ha sostituito l’antico rito. Un cambiamento che molti hanno notato, e che non ha però spezzato il filo della devozione. Il Martire guerriero prosegue il suo viaggio, mentre le strade della Sardegna – tra un malore improvviso, il ricordo di una ragazza travolta e le zampe dei buoi ferme nelle stalle – continuano a raccontare una fede che si fa carne, fatica e memoria.
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