Schlein ‘riallarga’ il campo e avverte: chi teme premier progressista si rassegni
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Redazione Interno
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Parla per un'ora e un quarto, comincia dalla politica estera, poi l'Europa che “è politica interna”, quindi il governo Meloni che ha alle spalle “quattro anni di fallimenti”, ma alla ‘politique politicienne’, per dirla alla Bertinotti, Elly Schlein dedica solo un paio di frasi.
La leader democratica si presenta in direzione due settimane dopo le comunali e di quel voto non ci sono nemmeno gli echi nel dibattito, l’attenzione del resto è ormai sulla foto del ‘campo stretto’, come è stata ribattezzata dalla minoranza Pd, ma non solo.
La strategia dell’alleanza e il rapporto con il centro
Nella costruzione dell’alleanza progressista “noi faremo la nostra parte, il Partito democratico avverte la responsabilità che deriva dall’essere la prima forza dell’opposizione e la interpreta senza alcuna pretesa di autosufficienza né di egemonia, ma con quello spirito che io ho sempre definito testardamente unitario”.
Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, parlando alla direzione del partito e legando con un filo rosso e un’unica accusa l’azione del governo nella politica estera e in quella interna: “La stabilità che la premier Giorgia Meloni rivendica è diventata immobilismo”.
Il risultato? “Solo chi sta chiuso nel palazzo può pensare seriamente che la priorità degli italiani sia cambiare la legge elettorale”.
Proprio sulla legge elettorale, Schlein ha messo in guardia il partito dal rischio di concentrarsi su un dettaglio, come la battaglia per le preferenze sollecitata da Stefano Bonaccini, finendo per approvare una legge “irricevibile” che di fatto introduce surrettiziamente il premierato: “Per noi è irricevibile. Dunque faremo muro”.
La fase operativa del campo largo
I lavori per costruire un campo largo della sinistra proseguono in maniera sempre più strutturata. Dopo l’autoscatto in un ristorante romano dello scorso 16 giugno, diventato subito virale sui social, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Giuseppe Conte si preparano a incontrare i cittadini.
L’obiettivo espresso nei loro account è dimostrare che stanno lavorando insieme nella prospettiva di una solida alleanza, costruendo una base programmatica in vista delle prossime elezioni.
Il leader di Avs, Angelo Bonelli, intervistato a Omnibus, ha svelato i dettagli logistici di questi appuntamenti: i due incontri con la cittadinanza, fissati per l'8 e il 15 luglio, si terranno rispettivamente a Napoli e a Padova.
La posizione di Avs e il nodo dei veti
“Andremo a parlare con gli italiani per spiegare le nostre proposte” ha dichiarato Bonelli. “Lavoriamo insieme da tempo e ci siamo visti già altre volte. Io e Nicola abbiamo svolto una funzione di ponte tra Schlein e Conte, un ruolo importante che rivendichiamo. Dopodiché, abbiamo ritenuto fosse giunto il momento di dire chiaramente che ci incontriamo. Che la foto sia venuta bene o male, o che a qualcuno piaccia o meno, non è questo il punto”.
Quanto alla partecipazione di altre forze politiche, Bonelli ha chiarito la posizione di Avs: “Non poniamo alcun veto, se non quello di un confronto programmatico che metta al centro i veri bisogni del paese. In passato c’è stata una sinistra che, andando al governo, ha attuato politiche fiscali, sociali, ambientali e climatiche del tutto simili a quelle della destra. Il vero nodo resta quindi il programma”.
Ha poi aggiunto: “Se dovrò scontrarmi con Matteo Renzi, lo farò esclusivamente sui contenuti, e in quel caso potrei anche dire di no. Se poi ci presenteremo con una o due liste, non spetta a me deciderlo”.
Bonelli ha poi sottolineato l’importanza di quell’incontro: “Il grande merito di quello scatto è stato dare un’accelerazione al dibattito nel Paese. Ora quest’area deve trovare la sua quadra, per poi definire formalmente l’intera piattaforma politica a settembre”.
Nel confronto sul programma, ha concluso, ci saranno alcune questioni considerate imprescindibili per l’alleanza: la gestione della crisi climatica, lo sviluppo di politiche economiche e sociali più complessive, l'equità fiscale e la politica estera.
Le tensioni interne al campo e il ruolo del centro
Se Schlein sembra comprendere il ruolo dei riformisti e del Centro, il leader dei 5Stelle, Giuseppe Conte, continua a muoversi in direzione diversa.
Il veto su Matteo Renzi è diventato uno degli elementi fondanti della sua strategia politica e non è soltanto una questione personale, è una scelta identitaria: Renzi rappresenta tutto ciò che il leader pentastellato non vuole che il Movimento diventi.
Il problema è che, mentre chiude la porta a Renzi, Conte guarda contemporaneamente alle altre esperienze centriste e civiche. Il caso di Alessandro Onorato e del progetto Civico Italia è probabilmente il più evidente.
Ed è qui che si innesca il cortocircuito: se il problema fosse davvero il centro, allora Conte dovrebbe diffidare di qualsiasi operazione centrista. Se invece alcune formule centriste vanno bene e altre no, allora il problema non è il centro, ma chi lo rappresenta.




