L’Udinese spegne l’entusiasmo del Cagliari: 0-2 firmato Buksa e Gueye, ma nel finale scoppia la rissa
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Redazione Sport
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Non è bastata la spinta dell’Unipol Domus, né la necessità di un solo punticino per blindare la salvezza, al Cagliari per evitare la sconfitta contro un’Udinese che, orfana di pressioni psicologiche, ha saputo colpire con cinismo nei minuti decisivi. La trentaseiesima giornata di Serie A regala l’ennesimo colpo esterno dei friulani, i quali – grazie alle reti di Adam Buksa e Idrissa Gueye – si sono imposti per 2-0 in Sardegna, agganciando quota 50 in classifica e rimandando, di fatto, la festa aritmetica dei padroni di casa.
Il Var toglie ciò che Dionisi aveva concesso, poi l’Udinese cresce
Nel primo tempo, a onor del vero, il copione sembrava destinato a scriverlo la formazione di mister Pisacane. I rossoblù, spinte dai propri tifosi, hanno provato a sfondare la retroguardia avversaria cercando costantemente Sebastiano Esposito in profondità. Proprio l’attaccante, intorno alla mezz’ora, ha lavorato un pallone prezioso per Gaetano; il suo tentativo, però, si è infranto sul solito, monumentale, intervento di Okoye. Il momento di massima tensione, nella prima frazione, è arrivato poco dopo: l’arbitro Dionisi ha indicato il dischetto per un presunto tocco di mano di Karlstrom, suscitando l’ira della panchina ospite. In soccorso dei friulani è giunto il Var, che ha prontamente richiamato il direttore di gara al monitor: il braccio del centrocampista è stato giudicato in posizione naturale, e il penalty è stato conseguentemente revocato. Un episodio che avrebbe potuto scardinare l’equilibrio, ma che invece ha fornito la scossa giusta agli uomini di Kosta Runjaic.
La svolta di Buksa e il raddoppio nel caos
Nella ripresa, l’inerzia è cambiata radicalmente. I bianconeri hanno cominciato a gestire meglio il possesso palla e, alla prima vera occasione, sono passati in vantaggio. Al 56’, una manovra corale ben orchestrata da Kamara ha permesso a Buksa di inserirsi alle spalle della difesa sarda; l’attaccante non ha avuto pietà, depositando la sfera alle spalle di Caprile per l’1-0. Sembrava l’inizio di una rimonta disperata da parte del Cagliari, che non riesce a trovare la via del gol nemmeno sugli sviluppi di calcio piazzato, ma la partita – fino a quel momento tesa ma tutto sommato lineare – è degenerata nei minuti di recupero. L’ingresso in campo di Keinan Davis ha acceso gli animi: dopo una lunga sospensione causata da cori di matrice razzista provenienti dagli spalti – prontamente segnalati dallo stesso attaccante al direttore di gara – la partita è ripresa in un clima di tensione palpabile.
Cartellino revocato e zuffa collettiva nel post-partita
Dionisi aveva inizialmente estratto il giallo per Davis, intimandogli probabilmente di riprendere il gioco, ma subito dopo – compresa la gravità della situazione – ha fatto marcia indietro annullando il provvedimento disciplinare. Nel caos generale, l’Udinese ha trovato l’allungo decisivo in contropiede: Davis, servito sulla fascia, ha pescato l’accorrente Idrissa Gueye, il quale ha insaccato a porta sguarnita siglando lo 0-2. Al triplice fischio, però, la partita non era finita. I giocatori sono rimasti in campo per un prolungato alterco, una rissa collettiva scaturita dal nervosismo accumulato nei minuti precedenti, che ha visto Davis protagonista assoluto, tanto sul piano realizzativo quanto su quello emotivo, dovendo essere trascinato via dallo staff tecnico per placare gli animi. Un successo pesante per l’Udinese, che sale a 50 punti, mentre il Cagliari resta fermo a 37, ancora a caccia del punto che manca per poter festeggiare matematicamente la permanenza nella massima serie.




