Scossone al Garante della privacy, si dimette il segretario generale Angelo Fanizza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un paradosso che non sfugge a nessuno, e che getta un'ombra lunga su un'Autorità nata per tutelare un diritto fondamentale, è alla base delle dimissioni presentate dal segretario generale Angelo Fanizza. A spingere l'alto funzionario verso l'addio, secondo quanto emerso da ricostruzioni circolate negli ambienti giornalistici, sarebbe stato proprio un tentativo di violazione della privacy, un atto che stride platealmente con la missione istituzionale dell'ente. La richiesta, avanzata al responsabile informatico, mirava a ottenere l'accesso a un vasto insieme di dati personali dei dipendenti, incluse le loro comunicazioni elettroniche e i loro accessi ai sistemi interni, con l'obiettivo dichiarato di individuare la fonte di alcune fughe di notizie. Una mossa, questa, che ha finito per ritorcersi contro il suo ideatore, accelerandone la fuoriuscita dall'organismo di controllo e aprendo una crisi di legittimità senza precedenti.

La richiesta di accesso ai dati dei dipendenti

Poche ore dopo che la notizia delle sue dimissioni aveva cominciato a circolare, sui profili social legati al programma "Report" sono stati divulgati documenti che sembrerebbero confermare la dinamica. Da tali atti, la cui autenticità non è stata formalmente contestata, si evince che Fanizza avesse chiesto esplicitamente di "mettere su uno o più DVD" l'intera mole di attività informatiche del personale. Una richiesta che, andando ben oltre i confini di un'ispezione circoscritta, abbracciava un monitoraggio generalizzato, comprendente la posta elettronica, gli accessi tramite rete privata virtuale e la consultazione degli archivi condivisi. L'istanza, peraltro, non trovava alcun fondamento in provvedimenti ufficiali dell'Autorità giudiziaria, configurandosi come un'operazione interna la cui liceità è apparsa da subito quantomeno dubbia, se non palesemente in contrasto con quelle norme che lo stesso Garante ha il compito di far rispettare.

La rivolta del personale e la richiesta di dimissioni del collegio

La bufera innescata da questa vicenda, però, non si è limitata alla sola figura del segretario generale, ma ha investito in pieno l'intera governance dell'Autorità. In un gesto che ha dell'eccezionale, il personale del Garante, riunitosi in assemblea sindacale, ha espresso all'unanimità la propria sfiducia verso i vertici. Con una votazione che non ammetteva astensioni, i dipendenti hanno chiesto formalmente le dimissioni dell'intero collegio, presieduto da Pasquale Stanzione, invocando un rinnovamento radicale. Una richiesta di "azzeramento" che riflette un malessere profondo e una perdita di fiducia nelle figure chiamate a guidare l'istituzione, la cui credibilità, messa a dura prova dalle recenti inchieste giornalistiche, risulta ulteriormente compromessa da dinamiche interne giudicate opache.

La crisi istituzionale dopo le inchieste di Report

Le pressioni per un cambio di passo al vertice del Garante, peraltro, non costituiscono un fatto nuovo, essendo cresciute progressivamente in seguito alle rivelazioni trasmesse dal programma di Sigfrido Ranucci. Le inchieste, che hanno portato alla luce aspetti controversi della gestione e della corrispondenza interna, avevano già creato un clima di forte tensione, al punto che diversi soggetti esterni avevano già sollecitato, senza successo, un avvicendamento ai piani alti. Le dimissioni di Fanizza, pertanto, rappresentano soltanto l'episodio più recente e acuto di una crisi ormai conclamata, che vede l'organo di vigilanza costretto a fare i conti con le sue contraddizioni mentre è chiamato a gestire, al proprio interno, un conflitto tra la necessità di trasparenza e le pratiche adottate per preservarla.

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