Scossone al Garante privacy, si dimette il segretario generale Fanizza
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Redazione Interno
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Un nuovo capitolo, carico di tensione istituzionale, si è aperto all'interno del Garante per la protezione dei dati personali, dove le dimissioni del segretario generale Angelo Fanizza hanno creato un'onda d'urto che va ben al di là della semplice notizia di un avvicendamento dirigenziale. La decisione, annunciata con un laconico comunicato dall'Autorità stessa, che si è limitata a prenderne atto e a ringraziare per il lavoro svolto, lascia intendere, senza esplicitarle, dinamiche complesse e poco trasparenti. La mancanza di una motivazione ufficiale, del resto, non ha potuto oscurare il contesto in cui la vicenda si è sviluppata, un contesto reso pubblico da un'inchiesta giornalistica che ha portato alla luce presunte richieste, avanzate dallo stesso segretario generale, di accedere in maniera massiccia alle caselle di posta elettronica dei dipendenti.
Le rivelazioni e l'ordine contestato
All'origine della crisi, come emerso da ricostruzioni giornalistiche, vi sarebbe un preciso ordine, datato 4 novembre, con il quale si sarebbe tentato di ottenere l'accesso a ventiquattro anni di corrispondenza interna. Questa richiesta, che alcuni hanno interpretato come un tentativo di identificare le fonti di notizie riservate, avrebbe innescato una forte reazione tra il personale, portando a una forma di sfiducia verso i vertici. Non tutti, però, hanno ceduto alle pressioni; un dirigente, secondo quanto riportato, avrebbe opposto un netto rifiuto, ergendo un muro difensivo contro quella che è stata percepita come una violazione delle norme che lo stesso Garante ha il compito di tutelare.
La netta presa di distanza del Collegio
In una mossa tesa a circoscrivere le responsabilità e a delineare con precisione i confini dell'accaduto, il Collegio dell'Autorità ha sentito l'urgenza di precisare la propria posizione, dichiarandosi del tutto estraneo all'iniziativa. In una nota ufficiale, ha specificato che la comunicazione, che recava la firma dell'ormai ex segretario generale, era stata inviata senza che il Collegio ne fosse a conoscenza e, cosa ancor più significativa, senza che a tale richiesta fosse mai stato dato un seguito operativo. Una presa di distanza netta, la loro, che mira a scagionare l'organo collegiale dalle accuse di aver autorizzato una pratica così controversa, sottolineando come l'atto sia rimasto lettera morta.
Le conseguenze di una crisi annunciata
La parabola che ha condotto alle dimissioni di Fanizza si inserisce in un periodo già difficile per l'Autorità, la quale, nei giorni scorsi, aveva respinto le richieste di dimissioni rivolte al suo Collegio da più parti politiche. Quelle pressioni, anch'esse seguite all'inchiesta, non avevano sortito l'effetto desiderato, lasciando invece che fosse il segretario generale a pagare il prezzo più alto di una crisi di credibilità. L'episodio, nel suo complesso, solleva interrogativi non banali sui metodi di gestione interna di un organismo che, per sua stessa missione, dovrebbe incarnare il principio di una vigilanza scrupolosa e incorruttibile sulla privacy di tutti i cittadini.




