Fiorentina, l'incubo ultimo posto e le parole di Commisso in un momento di crisi profonda
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Redazione Sport
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Il campionato 1992-93, che doveva segnare il ritorno in Europa di una Fiorentina ambiziosa e rinnovata da acquisti di prestigio come Brian Laudrup e Stefan Effenberg al fianco di un giovane Batistuta, si è trasformato, invece, in una stagione disastrosa culminata con una retrocessione in Serie B che ancora brucia nella memoria dei tifosi. Quel sogno infranto, costruito sugli investimenti dell'allora proprietario Vittorio Cecchi Gori, sembra oggi riecheggiare in una spirale negativa altrettanto preoccupante, con la squadra di nuovo inchiodata all'ultimo posto in classifica dopo un avvio di campionato che, senza vittorie e con appena sei punti frutto di pareggi, rappresenta il peggior inizio di sempre nella storia del club.
Una crisi senza svolta nonostante i cambi
Nonostante gli interventi radicali voluti dalla proprietà – dalle dimissioni del direttore sportivo Pradé all’esonero dell’allenatore Pioli, fino all’arrivo del tecnico Vanoli e alla promozione di Goretti – la squadra non ha mostrato segnali di ripresa, rimanendo impantanata in una zona della classifica che alimenta le paure di un epilogo tragico. Una situazione che, come ha sottolineato lo stesso presidente Rocco Commisso, vede una responsabilità collettiva e che non è stata scalfita neppure dalla campagna acquisti estiva, sostenuta economicamente ma i cui frutti, al momento, non si sono visti, lasciando un senso di delusione palpabile attorno al progetto viola.
Le dichiarazioni del proprietario e le reazioni
Commisso, di fronte a questo scenario, è intervenuto pubblicamente per ribadire la sua fiducia nell’allenatore in carica e per affermare con decisione di non avere alcuna intenzione di cedere la società, definendo “vergognose” le minacce che gli sarebbero pervenute in un momento già così complicato. Dichiarazioni che, lette da alcuni osservatori, appaiono scontate e quasi obbligate, come ha fatto notare l’ex dirigente Fabrizio Lucchesi, il quale ha espresso dubbi sulla loro reale portata, augurandosi piuttosto che si stia lavorando concretamente per una soluzione tecnica al “momento drammatico” che la squadra sta attraversando.
La pesante eredità di un presente complicato
Il paragone con il passato, sebbene lontano nel tempo, è inevitabile e contribuisce ad alimentare un clima di apprensione tra la tifoseria, la quale si aspetta un cambio di marcia immediato dopo una serie di decisioni che finora non hanno prodotto i risultati sperati. La situazione, nella sua gravità, chiama in causa tutti gli attori del club, dalla proprietà allo staff tecnico, dai giocatori all’ambiente più ampio, in uno sforzo comune per invertire una rotta che, altrimenti, rischia di condurre a esiti già tristemente noti nella storia viola.




