La condanna di Roggero e il riarmo delle parole: tra legittima difesa e propaganda

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La condanna a 14 anni e 4 mesi di reclusione per il gioielliere Mario Roggero, il negoziante di Grinzane Cavour che nell'ottobre del 2024 sparò uccidendo due rapinatori in fuga, ha scoperchiato un vaso di Pandora politico e giudiziario le cui conseguenze si stanno riverberando ben oltre le aule del tribunale di Asti.

L'uccisione dei due malviventi, avvenuta mentre questi si allontanavano dopo il colpo, ha rappresentato una cesura netta nel dibattito sulla legittima difesa, ponendo con forza una domanda che molti cittadini si sono trovati a formulare: dove finisce il diritto di difendersi e dove inizia, invece, la sete di giustizia sommaria?

La sentenza, che per la procura e per i giudici ha superato i limiti della proporzionalità, ha scatenato una reazione politica a catena che, alimentata dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si sta trasformando in una vera e propria offensiva legislativa.

Il furore legislativo della maggioranza

Il caso Roggero è diventato immediatamente il banco di prova per le forze di maggioranza, ognuna delle quali ha cercato di cavalcare l'onda emotiva dell'indignazione popolare per ritagliarsi uno spazio di visibilità e consenso.

La Lega, attraverso il proprio gruppo parlamentare, ha depositato un disegno di legge che mira a riscrivere i confini della legittima difesa, proponendo di rendere "non punibile qualsiasi reazione" messa in atto contro un'aggressione armata, una formulazione tanto ampia quanto potenzialmente pericolosa perché cancellerebbe di fatto il principio di proporzionalità che è alla base dell'ordinamento giuridico italiano.

Contemporaneamente, Fratelli d'Italia ha ripreso in mano una proposta di legge ferma da oltre un anno che intende bloccare i risarcimenti del danno ai familiari delle vittime di reato quando queste siano state autrici di un crimine violento, una misura che nelle intenzioni del partito di maggioranza relativa mira a ribaltare la logica per cui, paradossalmente, a pagare sarebbe la vittima che si è difesa.

La corsa a destra per accaparrarsi il consenso elettorale sul tema della sicurezza, tuttavia, ha incontrato il freno degli alleati di Forza Italia, che hanno manifestato un certo gelo rispetto a iniziative che rischiano di apparire come una sorta di giustizia fai-da-te delegittimando il ruolo della magistratura.

L'opposizione e lo scontro sul terreno della sicurezza

Sul fronte opposto, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha attaccato duramente l'esecutivo, accusandolo di utilizzare la vicenda Roggero come "cortina fumogena" per nascondere i propri fallimenti in materia di sicurezza e politica economica.

Durante una conferenza stampa tenutasi a Roma il 21 luglio, Conte ha puntato il dito contro il caro-carburanti, il crollo del potere d'acquisto delle famiglie e i ritardi nelle cure sanitarie, sostenendo che il governo, invece di varare misure concrete come il salario minimo o interventi contro il carovita, preferisce dedicarsi a "spese folli per il riarmo" e a una propaganda strumentale sul caso di cronaca nera.

Secondo l'ex presidente del Consiglio, la narrazione costruita attorno alla figura del gioielliere sarebbe funzionale a coprire le crepe di un esecutivo che, di fronte alle emergenze reali dei cittadini, risponde con slogan da Far West e con una deriva securitaria che non risolve i problemi ma li spettacolarizza.

Lo specchio del declino culturale e la risposta di Meloni

Le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, che ha sintetizzato il suo pensiero con un secco "Mi aggredisci? Io mi difendo!", hanno fatto scattare un allarme tra gli osservatori e gli studiosi del diritto, i quali hanno visto in quelle parole il segnale di un preoccupante arretramento culturale.

La frase, che in apparenza sembra richiamare un istinto primordiale e legittimo, nella sostanza rappresenta una pericolosa semplificazione di un tema complesso come quello della difesa personale, cancellando la distinzione, fondamentale per lo Stato di diritto, tra la reazione immediata a un pericolo attuale e la punizione inflitta a un nemico in fuga.

Dietro quella che molti hanno definito una logica da "giustizia privata", si nasconde l'ombra di un declino culturale che rischia di minare le fondamenta stesse della Costituzione, la quale invece, all'articolo 52, parla di difesa della Patria come dovere sacro del cittadino ma sempre nell'ambito di un ordinamento che regola l'uso della forza.

Le parole della leader di Fratelli d'Italia, nel momento in cui vengono pronunciate dalla massima carica dello Stato, cessano di essere una semplice opinione per trasformarsi in un atto politico di enorme gravità, capace di legittimare comportamenti individuali al di fuori del controllo della legge e di alimentare un clima di sfiducia verso le istituzioni giudiziarie.

La giustizia senza vendetta

Al di là della polemica politica contingente, che vede contrapposti i sostenitori della linea dura e i paladini della legalità costituzionale, il caso Roggero impone una riflessione più profonda sulla natura stessa della giustizia e sulla sua differenza sostanziale dalla vendetta. La nascita del diritto occidentale, dai codici di Hammurabi fino al costituzionalismo moderno, coincide proprio con il tentativo di spezzare il ciclo della ritorsione, affidando a un terzo imparziale il compito di giudicare e punire secondo regole scritte.

Quando la politica, invece di difendere questo principio sacro, cavalca l'istinto popolare e promuove leggi che fanno leva sulla paura, si compie un passo indietro verso uno stato di natura in cui vige la legge del più forte.

La vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour, con le sue implicazioni giudiziarie e i suoi risvolti politici, rischia così di trasformarsi nello specchio deformante di un paese che, smarrita la bussola dei valori fondamentali, si abbandona alla propaganda e alla ricerca di capri espiatori, dimenticando che la vera sicurezza non si costruisce con le armi ma con la giustizia sociale, il lavoro e la certezza della pena.

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